Brescia Non ci sarebbe alcun giro di prostituzione minorile dietro l’omicidio della 14enne Desiree Piovanelli, uccisa dal branco il 28 settembre del 2002 a Leno nel bresciano. Questo almeno stando alle parole di Nicola b, uno degli assassini della giovani, al tempo minorenne e che è stato riascoltato come persona informata sui fatti per circa due ore dal sostituto procuratore di Brescia, Barbara Benzi. Per quanto è stato possibile sapere, neppure da questo interrogatorio (dopo quelli di Nico e di Mattia e quello di Giovanni Erra, unico adulto del gruppo) è scaturito qualcosa a sostegno della tesi prospettata in un esposto presentato un anno fa da Maurizio Piovanelli. L’uomo padre della vittima aveva infatti riferito di voci che ipotizzavano l’esistenza di un vasto giro di prostituzione minorile all’origine del delitto. Lo stesso giovani erra, unico adulto del gruppo al tempo e oggi condannato all’ergastolo, aveva chiesto tempo fa in carcere di riaprire il caso in modo che si potesse far luce su quanto – secondo lui – realmente accaduto quel giorno di settembre nella cascina Ermengarda di Leno a pochi passi dall’abitazione dei Piovanelli. Ma ad oggi di quella terribile vicenda sembra rimanere ancora la prima versione che vede Nicola b l’esecutore materiale del delitto aiutato da tutto il gruppo, un omicidio scaturito a seguito di una resistenza della giovane ad uno stupro di gruppo. Nicola che all’epoca aveva 16 anni confessò il delitto qualche giorno dopo il ritrovamento del cadavere della ragazza, peraltro amica d’infanzia. Fu lui a far ritrovare indumenti e scarpe che indossava il giorno dell’omicidio, la custodia del coltello acquistato in un supermercato, il coltello, conficcato nel terreno di una stradina campestre, una confezione con 71 fascette autobloccanti identiche a quelle usate per legare la vittima, i jeans e la giacca della tuta di Desirée Piovanelli.

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