Mentre le discussioni sulla qualità di servizi come la raccolta differenziata o il decoro urbano del centro storico non finiscono mai, e le polemiche sull’identità di Cremona, se sia legata alla liuteria o al fiume o all’agricoltura, non trovano soluzione, il Comune ha individuato con sempre maggior chiarezza la riscossione delle tasse locale come uno dei propri fiori all’occhiello. Sì, quel che funziona è la riscossione, sia ordinaria che coattiva, con risultati apprezzati anche dalle opposizioni nel corso degli ultimi anni, al punto che l’amministrazione Galimberti ha deciso di aumentare il compenso che spetta alla società concessionaria Ica Ábaco. Il contratto d’appalto siglato il 4 maggio di due anni fa, infatti, non basta più, tant’è vero che il direttore del settore Economico finanziario e delle Entrate Paolo Viani ha dovuto rideterminare la spesa per i servizi di accertamento e riscossione dell’imposta sulla pubblicità,  il diritto pubbliche affissioni e la riscossione ordinaria e coattiva dei tributi nel biennio 2019-2020. Il che significa che la società privata si tiene 900mila euro all’anno, Iva al 22% inclusa, incamerando 90mila euro all’anno in più. E’ un incremento previsto dal contratto, secondo i dati dell’andamento della riscossione nel 2019 e la percentuale che spetta alla società privata. Sono soldi dovuti al Comune, che però ormai disperava di recuperarli, e che è riuscito nell’impresa solo grazie al perfezionamento delle tecniche e ai controlli minuziosi, che si avvalgono della collaborazione dell’agenzia delle Entrate, del Catasto e dei gestori di luce, acqua e gas. Di fatto è un riconoscimento, un premio che il Comune dà al fidato concessionario, che ogni anno consente ai forzieri municipali di impinguarsi. Cremona infatti è risultata nel 2018, dopo circa 4 milioni di recupero dall’evasione e dall’elusione, all’ottavo posto in Italia.

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