Venerdì la polizia di Crema ha arrestato un uomo di 29 anni che per l’accusa avrebbe abusato di almeno due bambine di sei e nove anni per più di un mese. Il giovane avrebbe prima adescato due bambine sue vicine di casa, inviando loro messaggi e immagini sul cellulare, per poi portarle nel suo garage e filmare gli atti sessuali commessi con le bambine. Le reazioni del mondo politico sono state particolarmente vivaci e impegnative.  La deputata cremasca Claudia Gobbato, capogruppo della Lega in commissione per l’infanzia e l’adolescenza, ha sviluppato l’auspicio del ministro dell’interno Matteo Salvini, che in un tweet ha invocato la castrazione chimica e la prigione per casi come questo. Per la Gobbato, che sostiene di parlare “da mamma”, il provvedimento rappresenta un necessario deterrente, perché fatti del genere non si ripetano. Sono anzi “reati che non dovrebbero mai accadere”, come afferma la deputata in un comunicato “e che dovrebbero essere puniti con misure drastiche”. La castrazione chimica sarebbe così la pena adatta per fare in modo che “questi soggetti non possano più mettere in atto comportamenti terribili”. Il mondo politico però si divide sull’opportunità della castrazione chimica, e in particolare vi si oppone il consigliere comunale dei 5 stelle Manuel Draghetti, oltre a proclamare sdegno per l’accaduto e a chiedere alla magistratura che non ci sia tolleranza. Draghetti infatti in una nota stampa dichiara che occorre “stendere un velo pietoso” sulle dichiarazioni del ministro dell’interno. Per il pentastellato cremasco la proposta della castrazione chimica è “totalmente demagogica”, ed è invocata continuamente dalla Lega e dal suo segretario senza nemmeno spiegare in che cosa consista, “basandosi solo sulla sacrosanta rabbia dei cittadini”. Dopo aver ricordato che è stato il M5S a fermare l’introduzione di questo provvedimento punitivo in Italia, Draghetti chiarisce che tale trattamento sarebbe stato soltanto facoltativo, secondo la proposta presentata in Parlamento dalla Lega. Inoltre, chi l’avesse accettato volontariamente, avrebbe evitato di scontare la pena in carcere e sarebbe stato messo immediatamente a piede libero. Il pentastellato ricorda poi che l’operazione è reversibile, e che dopo qualche tempo, si può effettuare un’altra operazione, che ripristini la condizione precedente. Dunque la castrazione chimica salverebbe l’orco dalla prigione e lo lascerebbe impunito, quando invece, come conclude il consigliere comunale, dovrebbe pagare e tanto.

Paolo Zignani

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