Cremona A Cremona i minori collocati in una famiglia affidataria sono 24 in tutto. Tra questi, ci sono tre bambini sotto i tre anni, due con non più di sei anni, 4 fra i 7 e gli 11 anni e 14 ragazzi sotto i 18 anni. Uno, su 24, ha più di 18 anni. Poi ci sono i casi più gravi, che si sono verificati a causa delle fragilità dei genitori o dei comportamenti illeciti che hanno determinato l’apertura di un processo penale a carico del minore e quindi il suo inserimento in una struttura. Nel corso degli ultimi anni, il dato degli affidi è rimasto stabile. Al 30 giugno scorso, a Cremona c’erano 17 bambini inseriti in Comunità alloggio e 35 nuclei monogenitoriali inseriti in struttura, compresi i casi di violenza sulle donne. La risposta dell’assessore Rosita Viola all’interrogazione con richiesta scritta del consigliere dei cinque stelle Luca Nolli parte dai dati e spiega quali sono i tipi di affido con cui i servizi sociali rispondono alle situazioni familiari più degradate, per tutelare il supremo interesse del minore. L’interrogazione è stata presentata sull’onda emotiva dell’inchiesta “Angeli e Demoni” condotta a Bibbiano dai carabinieri di Reggio Emilia, con l’intenzione di attuare un’azione di monitoraggio, pur nella convinzione della correttezza degli enti cremonesi. Il consigliere di minoranza ha citato nella sua interrogazione la legge del 2001 sull’adozione e l’affidamento. L’articolo 2 recita che in nessun caso le condizioni di povertà dei genitori, o del genitore che esercita la potestà genitoriale, possono giustificare un affido ad altra famiglia, cancellando il diritto del minore a vivere con i propri genitori. Inoltre lo Stato è tenuto a sostenere i nuclei familiari a rischio, per prevenire i casi di abbandono. La risposta dell’assessore, pur dovendo tutelare la privacy delle famiglie coinvolte, getta luce su realtà disastrate. La maggior parte delle situazioni non ha visto il rientro in famiglia ma il proseguimento dell’affido fino alla maggiore età, in quanto in base alla valutazione multidisciplinare di tutti i servizi coinvolti, e d’accordo con l’autorità giudiziaria, si è deciso di rafforzare il minore all’interno della famiglia affidataria, perché possa essere sufficientemente tutelato fino al raggiungimento della maggiore età, senza interrompere definitivamente i rapporti familiari. Le famiglie d’origine appaiono cronicamente fragili per poter permettere un rientro del minore, ma non abbastanza gravi da determinare un decadimento o un’adozione definitiva.

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