Il colloquio di mezz’ora con un’assistente sociale, Anna Alghisi, al primo piano di palazzo Ala Ponzone Cimino, è stato una liberazione per il cittadino cinquantenne che all’improvviso, da un paio di settimane, si è ritrovato a dover assistere entrambi i genitori, con più di ottant’anni, colpiti da demenza senile, la mamma in clinica, per una frattura al femore, e il papà a casa, da solo, in crisi depressiva. E’ stato un incubo durato dieci giorni, trascorsi facendo telefonate ai servizi sociali e lasciando messaggi rimasti senza risposte, chiedendo consigli agli amici e ai parenti, in una pausa fra un ufficio e l’altro, in coda ora per rifare l’Isee ora per ritirare un documento. Uno degli obiettivi del Piano di zona dei servizi sociali è proprio intercettare tempestivamente il bisogno, compito tanto più difficile per il pudore, la mancanza di informazioni o la difficoltà fisica dei cittadini a raggiungere in orario d’ufficio le sedi comunali. E poi ci sono i tempi d’attesa: le persone in carico, a Cremona, erano più di 6mila nel 2017, cioè l’8% della popolazione, fra enti vari, parrocchie, volontariato e associazioni. E gli accessi ai servizi sociali del Comune sono circa 4mila al mese. La casa però, ora che la mamma sta per essere dimessa dalla casa di cura, non è più adatta. L’appartamento si trova al secondo piano di un vecchio edificio, ci sono 49 gradini alti 17 centimetri, senza ascensore. E ci sono anche tre gradini da fare per spostarsi da una stanza all’altra. Occorrono le sbarre per il letto, in modo che l’anziana signora non rischi di cadere, e un girello per consentirle di muoversi autonomamente, però gli scalini sono troppo alti. Il bagno è piccolissimo: l’appartamento, dove la famigliola vive in affitto da anni, con la minima della mamma e la pensione da operaio del papà, da una settimana all’altra si è trasformato in una trappola. L’anziano padre, poi, ha bisogno di assistenza psichiatrica: lo ha ammesso l’Urp dell’Ospedale maggiore. L’uomo, dopo le ultimi crisi, è stato erroneamente inviato dal Pronto soccorso alla Neurologia e non in Psichiatria. Nei prossimi giorni i servizi sociali dovrebbero compiere un sopralluogo nell’abitazione, e mettersi in contatto con i colleghi della casa di cura, per trovare le soluzioni possibili. Nel frattempo, come spesso succede in agosto, non resta che far da sé.

Paolo Zignani

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