L’apertura del cantiere da cui sorgerà la serra idroponica di Scandolara Ravara, su due ettari di terreno, può essere un pericolo. L’allarme lanciato da Salviamo il Paesaggio riguarda, ancor più che il singolo progetto della società Cibo Sano, il pericolo di un’applicazione incontrollata e speculativa del sistema idroponico sul territorio provinciale, dove le serre di ultima generazione, che cioè non utilizzano suolo, potrebbero moltiplicarsi senza criterio, com’è avvenuto per gli impianti a biogas, diventati in pochi anni circa 180. La coltivazione idroponica si applica su un fondo inerte, come può essere l’argilla o altro materiale, dove le piante vengono irrigate con una soluzione d’acqua e composti nutrizionali per lo più inorganici. Il cantiere è situato lungo la strada bassa di Casalmaggiore, di fronte all’Avigest, su territorio di Scandolara Ravara. Secondo i fautori dell’idroponica, la qualità del cibo è la stessa, senza perdere né qualità nutrizionale, né sapore né esporsi a rischi igienico-sanitari. Si può fare agricoltura, secondo loro, anche senza terreno. La Cibo Sano ha donato al Comune casalasco 20mila euro come compensazione, utilizzati a favore della scuola locale, e investito sei milioni e mezzo. L’obiettivo è coltivare pomodori.
Salviamo il Paesaggio, mediante Maria Grazia Bonfante, fa notare i pericoli che derivano dalla impermeabilizzazione del terreno. Se la tecnica, nuova per la provincia di Cremona, si dimostrerà redditizia, sarà quanto mai opportuno che il nuovo consiglio provinciale, uscito dalle urne del 25 agosto, si dedichi alla pianificazione territoriale. Laddove le serre occupano vasti terreni, il paesaggio infatti semplicemente scompare. La richiesta dell’organizzazione ambientalista è di salvaguardare il territorio non applicando compensazioni economiche, bensì restituendo all’agricoltura o al verde la stessa metratura che viene tolta per l’insediamento delle serre.

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