L’accordo siglato due mesi fa tra il sindacato di base Usb e il macello Prosus, per il reintegro di 27 operai licenziati, non è stato rispettato dalle cooperative fornitrici di manodopera, se non per otto lavoratori su 27, e la partita del sindacato Usb è ripartita stamattina, salendo sul tetto della fabbrica. Alle 6 del mattino vigili del fuoco e polizia di Stato sono stati chiamati per tenere sotto controllo la manifestazione, che comunque non ha avuto momenti di tensione. Gli operai hanno organizzato un picchetto all’ingresso del cantiere aperto dalla Prosus, cooperativa di allevatori suinicoli che sta estendendo l’attività e la sede. Da quanto trapela, nella nuova stalla troveranno posto circa tremila suini all’ingrasso, per una fase di pochi giorni di alimentazione spinta prima del macello. L’obiettivo è garantire un afflusso costante di animali nel reparto di macellazione. L’azienda è in buona salute, e anzi il presidente Giancarlo Caffi ha parlato alla stampa locale di una grande occasione rappresentata dalla campagna cinese, oltre che dai Paesi dove l’esportazione è già consolidata, come gli Stati Uniti e il Giappone. Un momento positivo, di cui però non traggono benefici gli operai precari, circa 150 su 300. E per i 19 rimasti ancora a casa, di cui 15 stamattina sul tetto e 4 a manifestare sul piazzale, non ci sono più soldi per pagare l’affitto e le bollette. Non tutti partecipano allo sciopero: lavorano, come già in altre occasioni, in primavera, i dipendenti, quasi tutti italiani d’origine, inquadrati col contratto nazionale e il riconoscimento dei diritti principali. Di conseguenza l’Usb, con Luca Erfini chiede la stabilizzazione di tutti gli operai precari, parte dei quali lavora alla Prosus già da 15 anni senza mai ricevere un miglioramento contrattuale. La Prefettura ha convocato la ditta e il sindacato, oggi alle 12, ma in mancanza di un impegno scritto a effettuare i reintegri il sindacato non si è presentato.

Paolo Zignani

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