Milano Non sembra migliorare la situazione del bosco della droga milanese. Sono di poche ore fa l’aggressione ad una giovane minorenne tossicodipendente e incinta: per lei si è mossa la comunità di San Patrignano pronta ad accoglierla. Intanto ancora una volta riflettori puntati su spaccio violenza e degrado a Rogoredo, luogo rifugio di quella buona fetta di popolazione allo sbando e ai margini della società. I giovanissimi ormai non si contano più: arrivano da Bergamo, Padova, Brescia e da ogni angolo dell’hinterland milanese. Hanno 18 anni o addirittura qualcosa in meno – sono il 15% circa – e sperimentano la droga fumandola. Per un altro 40 per cento, a comprare nel «bosco» sono stranieri, per lo più magrebini o dell’Est europeo. «In molti casi sono anche i più marginalizzati, quelli nelle condizioni sociali e abitative più drammatiche. C’è un tema importante: sono persone che spesso hanno un passato traumatico di migrazione e si sono avvicinate alle sostanze che a volte circolano dentro o intorno ai centri di accoglienza. Insomma un macigno che pesa sull’intera società e che dovrebbe essere affrontato con determinazione dalle istituzioni. Ogni tentativo fatto fino ad ora per migliorare il bosco di Rogoredo è assolutamente apprezzabile ma è chiaro che non basta. E’ necessario circoscrivere un fenomeno ormai dilagante affinchè, anche, non si verifichino più episodi come quello accaduto alla diciassettenne. La giovane ora è ricoverata nel reparto di Psichiatria di un ospedale milanese, in attesa che si liberi un posto nella struttura clinica di riferimento per il suo territorio di residenza, nell’hinterland Nord. Quando i militari l’hanno ritrovata, la notte del 20 agosto, tremava e vomitava, tenendo sempre una mano sulla pancia: «Un uomo mi ha preso a schiaffi e poi mi ha colpita più volte all’addome», la confessione agli investigatori dopo una lunga mediazione. Poi la rivelazione a un’operatrice del 118: «Forse sono incinta». Un dubbio diventato certezza dopo i primi esami.

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