Piacenza Ha fatto scena muta davanti ai magistrati, davanti ad una accusa pesantissima. Si è infatti avvalso della facoltà di non rispondere don Stefano Segalini, l’ex parroco di San Giuseppe Operaio arrestato lo scorso 31 luglio dalla squadra mobile della questura di Piacenza con l’accusa di violenza sessuale. Il sacerdote, che si trova agli arresti domiciliari in una struttura religiosa fuori regione ed è assistito dall’avvocato Mario Zanchetti del foro di Milano, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, avvenuto per rogatoria, non ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari. Sull’ex parroco pesantissime accuse: secondo gli inquirenti avrebbe somministrato alcol o sostanze chimiche alle sue vittime, alcuni giovani tutti maggiorenni, per stordirle e renderle incapaci di opporsi poer poi abusare sessualmente di loro. Le vittime sarebbero ragazzi tutti maggiorenni che gravitavano intorno alla Parrocchia. A loro il prete avrebbe dato sostanze psicotrope per renderli poco coscienti di quanto sarebbe accaduto dopo . A far partire le indagini una serie di segnalazioni arrivate in diocesi. Per questo il vescovo Gianni Ambrosio lo aveva allontanato e trasferito fuori regione e aveva preferito non commentare la vicenda. Sotto choc la diocesi di Piacenza dopo la notizia dell’indagine della squadra mobile e dell’arresto del don disposto dal pm Emilio Pisante. Numerose le frasi di condanna giunte subito dopo dai cittadini sulla pagina facebook del sacerdote, anche se qualcuno si dice incredulo dell’accusa e definisce il religioso “una grande persona”. Ora toccherà alla magistratura fare chiarezza.

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