E’ “del tutto superflua” e quindi va respinta, la richiesta della difesa di acquisire, agli atti del processo, alcune fotografie pubblicate sui social network dalla vittima di uno stupro, avvenuto nell’aprile 2017. Fotografie in cui la giovane 23enne era “ritratta con espressione sorridente” che, a dire della difesa degli imputati, sarebbe “incompatibile con il trauma asseritamente subito”. Lo scrive la prima Corte d’Appello di Milano nelle motivazioni con cui, respinge la richiesta delle difese di fare entrare nel fascicolo del dibattimento le immagini pubblicate dalla vittima sui ‘social’. I giudici d’Appello hanno notato che non è certa la data in cui le fotografie sono state scattate, ma solo quella in cui sono state pubblicate. E comunque una fotografia “glamour” (si legge proprio così) non sarebbe in contraddizione con la dinamica dei fatti così come ricostruita in primo grado. Il tribunale ha lievemente ridotto la pena a 11 anni e mezzo di carcere per Marco Coazzotti e Mario Caputo e a 8 anni di carcere per Guido Guarnieri. I tre sono imputati per violenza sessuale aggravata ai danni della ragazza che fu prima stordita con le benzodiazepine, la cosiddetta ‘droga dello stupro’ e poi violentata. Quando la ragazza si risvegliò dopo la notte di violenza, nella casa di Bellusco (Monza) di uno dei tre, ricordava solo di avere cenato in un locale di via Crema a Milano; e di avere urlato “Basta!”, ad un certo punto della notte. Recatasi dai carabinieri e poi alla clinica Mangiagalli, si è resa conto di essere stata drogata e stuprata. I carabinieri hanno quindi isolato due campioni di Dna maschile.Le telecamere di sorveglianza del locale avevano intanto immortalato i tre commensali della ragazza e anche “scandito” il momento in cui le veniva versata la droga nel bicchiere. Il 30 novembre 2017 sono stati arrestati i due che avevano lasciato le tracce di Dna, mentre con altre indagini è stato incastrato il terzo, che aveva utilizzato un preservativo.

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