Cala sul bilancio dell’amministrazione provinciale, a pochi giorni dalle elezioni del 25 agosto per la successione del presidente Davide Viola, la scure del contributo di finanza pubblica. Al dirigente Massimo Placchi non è rimasto altro che firmare una presa d’atto, poiché, per gli effetti delle disposizioni dell’Unione europea, della riforma Delrio e delle scelte compiute dai governi italiani, l’ente Provincia deve versare allo Stato, dal bilancio di quest’anno, ben 18 milioni di euro. Non ci sono alternative: è un prelievo forzoso, una scelta obbligata che consiste nella rinuncia a una fetta consistente del bilancio di corso Vittorio Emanuele II, tanto che vale circa un quinto di tutti i soldi a disposizione. Del totale di 18 milioni, 5 milioni vengono versati direttamente al ministero degli Interni e 13 al ministero dell’economia e delle finanze. Sono soldi impegnati a garanzia di altri enti locali, non virtuosi, a rischio di dissesto economico-finanziario. Il dissanguamento delle risorse provinciali proseguirà anche per i prossimi due anni: l’impegno già firmato è infatti triennali, e prosegue la strategia dei governi nazionali che negli ultimi anni ha costretto le Province a funzionare con risorse assai risicate. Dal ministero degli Interni, direzione finanza locale, lo scorso 9 maggio è arrivata una circolare, la numero 10, che ha messo in chiaro che sarebbero stati ridotti i finanziamenti statali che dovevano servire a ridurre i tagli subiti dalle Province e dalla Città metropolitane. Il ministero degli Interni, dunque, ha ridotto spontaneamente il proprio bilancio, facendo pagare i tagli alle Province, che quindi devono rinunciare ad alcuni fondi loro destinati e già fissati con alcuni decreti ancora vigenti. Il risultato è che l’ente Provincia, pressato da più parti, secondo molte associazioni del territorio cremonese ha rinunciato a svolgere ad alcuni compiti storicamente propri, come la pianificazione territoriale. Si rinnovano, infatti, le autorizzazioni delle discariche, ancora non poche in provincia di Cremona e non bonificate. Sono scelte, queste, fra le tante criticate dal mondo ambientalista, che prevedono il versamento di garanzie finanziarie cospicue, che in un caso superano i due milioni di euro, e che vengono incassate dall’amministrazione provinciale.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata