Sta per iniziare un’altra Valutazione d’impatto ambientale nazionale per la Stogit, la controllata della Snam che gestisce fra gli altri lo stoccaggio di gas naturale di Sergnano, dove intende sostituire un turbocompressore per installarne uno nuovo, più potente. Lo stoccaggio è stato aperto nel 1965, ha 34 pozzi, e dopo l’attivazione della nuova centrale, nella primavera dell’anno scorso, viene potenziato ancora. Il comitato No Gasaran, guidato da Enrico Duranti, ha biasimato un anno fa il silenzio delle istituzioni, benché la centrale abbia una capacità produttiva di 128 MW, consumando suolo per oltre 100mila metri quadrati. Sono entrate in funzione tre turbine in più, in grado di emettere fumi a 496 gradi, oltre a quelle dello stoccaggio, che hanno una potenza di 150 MW. Le osservazioni dovranno essere presentate entro il 5 settembre, e consistono di una trentina di pagine. Innanzitutto la Valutazione d’impatto sanitario, prevista dalla nuova normativa introdotta tre anni fa, non è stata presentata dalla Stogit, anzi nella documentazione sinora messa agli atti non se ne parla nemmeno, neppure con il più piccolo riferimento. Quindi il comitato ambientalista la pretende, vista la situazione ambientale del territorio, già in emergenza per il cambiamento climatico e la notevole presenza di polveri sottili. Già ora, secondo i dati della Stogit, lo stoccaggio ha potuto rilasciare un milione di metri cubi di gas all’anno, a causa di perdite per motivi ordinari, aumentati di altri 175mila metri cubi dopo l’attivazione della centrale. Lo stoccaggio cresce sempre più, e il terreno intorno rimane inutilizzato. Le aree intorno agli impianti, che occupano più di due chilometri quadrati sui 12 dell’estensione di Sergnano, sono deserte e inutilizzate. E’ uno dei casi più clamorosi di consumo di suolo della provincia di Cremona, oltretutto determinato da un’attività produttiva che non crea posti di lavoro, e anzi non fa altro che comprare e vendere gas per i mercati internazionali, speculando senza alcun vantaggio per il territorio. E’ la critica che il comitato No Gasaran muove da anni, contestando le lobby metanifere e in particolare la Snam.

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