Brescia. L’anno scolastico ha praticamente preso il via in tantissime province e in quasi tutte le scuole bresciane e, comunque, in molte altre comincerà a breve. Le operazioni per il reclutamento dei docenti, soprattutto per i supplenti con incarichi annuali o brevi e saltuari, in molti istituti non sono ancora state completate. Quest’anno, come specificato anche dai sindacati, sono vuoti migliaia di posti da destinare ai supplenti. A Brescia e provincia 2.315 cattedre sono ancora libere, su un organico di 14mila docenti per 157mila studenti delle scuole statali locali. E, come ogni anno, il grave problema per l’assunzione dei supplenti annuali resta. In particolare, manca personale specializzato per il sostegno agli alunni disabili. E, in molte scuole, viene applicato un orario ridotto. Da quest’anno, poi, il Ministero dell’Istruzione sta utilizzando un nuovo metodo di convocazioni che sarà sperimentato in alcune province: si tratta della cosiddetta “chiamata unificata” con la quale i docenti inseriti nella seconda e terza fascia delle graduatorie di istituto, saranno convocati in giorni precisi presso un istituto della provincia per scegliere tra le cattedre disponibili. Le operazioni di convocazione dei docenti, però, in molte province devono ancora cominciare o hanno preso il via in questi giorni, come sta avvenendo nella provinciadi Brescia, dove quest’anno è emergenza supplenze e dove sarà sperimentato il metodo della “chiamata unificata”. In questi casi le scuole stanno proponendo delle supplenze ai docenti con contratto a tempo determinato dall’inizio delle lezioni sino alla data, appunto, della chiamata unificata.

Inoltre, proprio in concomitanza con la ripresa scolastica, sono arrivati i dati del Rapporto annuale dell’Ufficio scolastico per la Lombardia. Secondo il report, per l’anno scolastico 2019-2020 il numero degli student è in calo. L’anno scorso, in tutta la regione, erano 1.188.580 gli alunni di diverse scuole di ordine e grado, contro 1.183.534 di quest’anno. Una diminuzione che riguarda soprattutto le scuole dell’infanzia e primaria, a conferma della crisi demografica che sta attraversando il paese da diversi anni.

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