Brescia Ha negato ogni accusa il direttore dell’Agenzia delle Entrate di Brescia, Generoso Biondi, arrestato con l’accusa di corruzione nell’ambito della maxi inchiesta della Dda del capoluogo che ha portato in cella 69 persone. Nel corso dell’interrogatorio in carcere si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha reso una dichiarazione spontanea negando di aver intascato parte di una mazzetta da 65 mila euro offerta da un imprenditore. In carcere con l’accusa di corruzione è finito anche il maresciallo della Finanza Francesco Liguoro che ha invece risposto al gip e avrebbe fatto le prime ammissioni. Interrogatorio in mattinata anche per Rosario Marchese, 33enne di Gela (Caltanisetta) trapiantato a Brescia dove secondo l’accusa avrebbero costituito una cellula autonoma della stidda. Sono questi gli ultimi sviluppi della maxi inchiesta  della direzione distrettuale antimafia di Brescia firmata dal sostituto procuratore Paolo Savio e dal procuratore capo Carlo Nocerino che ha fatto luce su una presunta cellula autonoma che avrebbe garantito un’evasione fiscale milionaria attraverso la compravendita di crediti di imposta. Un’operazione che ha portato alla luce un sodalizio criminale che si è sviluppato dalla Sicilia alla Lombardia da Gela al territorio bresciano, la cosidetta mafia «in giacca e cravatta» al cospetto degli imprenditori locali del nord, che offriva pacchetti «all inclusive» per evadere le tasse, ma anche per evitare controlli. L’indagine denominata “Leonessa” ha numeri importanti. 200 gli indagati complessivamente, 69 gli arresti e 75 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Carlo Bianchetti: 15 per associazione a delinquere di stampo mafioso, altri 15 per indebita compensazione; 18 per reati contro la Pubblica amministrazione, con anche militari della Guardia di Finanza ed esponenti dell’Agenzia delle Entrate finiti in cella, e 27 per emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Contestualmente in Sicilia la Procura di Caltanisetta, con l’operazione antimafia contro la Stidda nissena «Stella cadente», ha disposto l’arresto di 33 persone di cui 26 finite in carcere e 7 agli arresti domiciliari accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti e detenzione illegale di armi.

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