Cremona La polemica sul ruolo preponderante e poco collaborativo che il Comune di Cremona svolgerebbe nei confronti dei piccoli Comuni del territorio si è riaperta ieri, nella sala dei Quadri del municipio, durante il confronto tra il prefetto Danilo Gagliardi, i vertici delle forze dell’ordine, la Procura e gli enti locali, dedicato al contrasto preventivo delle infiltrazioni mafiose. E’ stato il sindaco di Vescovato Gianantonio Conti a mettere in rilievo l’esigenza di una “banca dati che il Comune capoluogo di provincia potrebbe disporre in completa sinergia con i piccoli centri, dando loro un appoggio e un sostegno in termini di analisi dei dati raccolti”. Un’idea e non una richiesta, come ha poi chiarito Conti, dato che ci vorrebbe uno studio “molto approfondito dal punto di vista tecnico e operativo, visto che l’impegno economico e strutturale non sarebbe certo minimo”. Ha risposto il segretario generale dell’amministrazione cittadina Gabriella Di Girolamo: l’idea dell’archivio aperto agli enti locali non è praticabile, bloccata com’è dalle norme sulla privacy e dalle stesse competenze istituzionali. Si procede quindi ognuno per conto proprio. La polizia locale, che dipende dal Comune, non ha ad esempio le competenze che hanno i carabinieri. In giunta, la competenza che era di Rosita Viola è stata affidata quest’anno dal sindaco Galimberti al neo assessore Luca Burgazzi. E’ in questione la disponibilità dell’archivio del Comune di Cremona, già richiesta dall’Ats, nella speranza di arricchire di conoscenze lo studio epidemiologico sui tumori di possibile origine ambientale. Dati che però non sono accessibili. Se ad alcuni sindaci, come Luca Bonomi di Grontardo, della Lega, rilanciano l’intervento di Conti, altri non sono affatto d’accordo. Tra gli uomini in fascia tricolore, c’è chi sostiene in linea col prefetto che i sindaci sono veramente le sentinelle del territorio: un sindaco credibile anzi è la prima persona con cui i cittadini confidano eventi degni di nota in materia di antimafia, e dispone anche di contatti adeguati presso le forze dell’ordine. Che i piccoli centri si lamentino, è un fatto che risulta dal tentativo, condotto alcuni anni fa, di istituire una polizia locale territoriale, fermato proprio dal diniego di Cremona. Anche l’ente Provincia e la Regione, senza limitarsi alle videocamere, potrebbero fare molto di più, com’è stato sostenuto allora. I piccoli Comuni, infine, hanno un solo vigile o due, oberati fra l’altro dalle pratiche amministrative e dal lavoro d’ufficio.

Paolo Zignani

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata