Cremona. Dopo il decreto Genova “e altre emergenze” e la sua conversione in legge, nulla cambia nella gestione dei fanghi di depurazione in agricoltura. La Regione Lombardia non delibera, le aziende del servizio idrico premono per poter spandere, il consigliere Matteo Piloni del Pd sollecita la giunta Fontana a intervenire, tanto più dopo l’interlocutoria audizione dell’assessore Raffaele Cattaneo in commissione agricoltura l’altro ieri, mentre i cittadini protestano per gli odori eccessivi. I ministri Danilo Toninelli e Sergio Costa, dopo che il decreto aveva aumentato la soglia degli idrocarburi da 50 a 10mila mg per chilogrammo di fanghi, avevano promesso una modifica entro un anno, cioè entro dicembre, per ridurre di nuovo la soglia massima. I tempi per ora si allungano, anche in attesa delle sentenze sui ricorsi, e in Lombardia rimane il solo decreto di maggio, che riduce del 30% i tipi di sostanze ammissibili, compiendo però solo una riclassificazione dei valori già esistenti. L’amministrazione provinciale di Cremona, da parte propria, assegna ad A2A un nuovo terreno agricolo per lo spandimento a Piadena-Drizzona. La Lombardia del Sud, come nota Matteo Piloni, è “in emergenza”. La richiesta delle aziende si fa pressante ma nulla si sta muovendo. Il dato di fatto è che i rifiuti, già scartati, mediante i fanghi tornano nella catena alimentare. Del rapporto delle indagini dell’Arpa sullo stato dei terreni però non si parla. Anche il consigliere regionale dei 5 stelle Marco Degli Angeli attende il nuovo decreto ministeriale per gestire tutto il sistema a 360 gradi, compresi i gessi di defecazione, a lungo sfuggiti al radar dei controlli.

Paolo Zignani

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