Cremona Ogni 30 giorni l’ospedale Maggiore di Cremona pubblica la rilevazione sui tempi d’attesa per visite prestazioni sanitarie: e ultimamente compare il dato di 168 giorni per una protesi d’anca o la riparazione di un’ernia inguinale. Bisogna armarsi di pazienza persino in caso di tumore maligno alla tiroide o alla mammella, perché si resta in lista per quasi 60 giorni, a meno che non ci si rivolga alle case di cura private. Tempi ancora più lunghi, per i malati, al presidio Oglio Po di Casalmaggiore, dove occorrono sei mesi per un’ecografia e quasi sei mesi per la prima visita cardiologica, oltre ai 210 giorni per un test cardiovascolare da sforzo. Il Codacons di Cremona ha inviato una diffida alla Regione Lombardia, chiedendo “interventi urgenti per garantire la tutela di un diritto fondamentale”. Già occorrono decine di minuti per prenotare: poi per le visite e le cure, senza passare per il superticket che fa pagare il privato, il servizio sanitario uguale per tutti diventa un miraggio. Carlo Dusi, della Cisl, indica vent’anni di tagli lineari che sono costati 37 miliardi in meno, in Italia, per la sanità. Le aziende sanitarie stentano a trovare i medici da assumere e non riescono a migliorare la programmazione, che dovrebbe consentire, assieme a una maggiore disponibilità economica, di tagliare finalmente i tempi. Le liste infatti sono intasate da persone che si prenotano e poi non si presentano, senza che neppure i medici di base facciano filtro. I problemi organizzativi sono la causa, continua Dusi, anche dei tempi lunghi del Pronto soccorso. La gestione dei servizi ordinari diventa insostenibile, come dimostra il caos degli ultimi giorni all’ufficio di scelta e revoca del medico, anche se l’afflusso degli utenti era prevedibile. Tutto diventa più difficile se la Regione Lombardia intraprende ulteriori riforme, come quella della presa in carico dei cronici. Il problema è sempre lo stesso: il privato può assumere e spendere, il pubblico deve sopportare limiti di budget e blocco delle assunzioni. Occorrerebbe dunque un confronto più intenso con i cittadini e i pensionati, insiste il sindacalista, e un nuovo patto con le parti sociali, invece continuano i proclami, le riforme calate dall’alto e una programmazione troppo poco incisiva.

Paolo

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