Cremona Il Comune ha già nominato gli ispettori per i controlli delle caldaie e delle stufe a legna nelle abitazioni civili, stabilendo anche il numero dei controlli da compiere nella stagione fredda. Nulla però cambia rispetto agli ultimi anni: Cremona, per limitare le emissioni, aggiunge alcune disposizioni in più al piano aria regionale ma quest’anno i controlli seguono lo schema degli anni scorsi. Il settore Ambiente, non avendo ricevuto direttive politiche diverse, ricalca i provvedimenti del 2018. I tecnici certificati dall’Enea per le verifiche degli impianti termici sono sei, tratti dalla graduatoria del 2016, dopo un’apposita selezione pubblica tra professionisti qualificati, e i controlli previsti sono 1.600, come l’anno scorso. E infatti è la delibera di giunta del 26 settembre del 2018 a fare testo e a dettare la linea da seguire anche quest’anno, con una spesa di 30mila euro. Nel mirino i caminetti a legna e le stufe a pellet, aumentate notevolmente sul territorio, considerate dall’Arpa tra le principali responsabili dell’inquinamento dell’aria. Nello stesso tempo, però, la centrale a biomasse legnose che si trova accanto all’inceneritore viene considerata come impianto di produzione di energia rinnovabile, sostenuta da contributi pubblici, che consentono di bruciare gli alberi tagliati. L’estate ha fatto segnare continui superamenti di soglia dell’ozono, sulla media limite delle otto ore più calde del giorno, com’è successo anche ieri, secondo la centralina Arpa di via Fatebenefratelli, mentre le pm10 sforano i limiti da due decenni, aumentando o diminuendo secondo l’andamento climatico. L’Osservatorio epidemiologico ha già reso noti diversi dati sul Cremonese, con profili di salute preoccupanti, visto che il tasso di mortalità per tumore alle vie respiratorie tende a superare la media regionale, e vede il Cremonese in maggiore difficoltà rispetto al resto della provincia. Neppure l’audizione dell’epidemiologo dell’Ats Paolo Ricci in commissione sanità regionale, con i dati sulle emissioni inquinanti a carico delle industrie, ha però convinto le istituzioni, innanzitutto le Regioni e il governo, a prendere provvedimenti più rigorosi, come richiesto dalle associazioni in Lombardia, in tutta la Val Padana e in particolare nei capoluoghi di provincia.

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