La Procura di Milano, che ha aperto un’indagine al momento conoscitiva sul fenomeno dei rider, ossia i ciclofattorini che fanno le consegne di cibo a domicilio per le società di food delivery, punta a trattare ogni singolo incidente stradale che li vede coinvolti come un caso di “infortunio sul lavoro”, utilizzando, dunque, le norme specifiche e valutando responsabilità penali anche a carico dei datori di lavoro. E’ quanto è emerso in relazione all’inchiesta, di cui si è saputo nei giorni scorsi, che è partita con una delega per gli accertamenti alla squadra specializzata di polizia giudiziaria e alla Polizia Locale. Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano del dipartimento ‘ambiente, sicurezza, salute, lavoro’ e dal pm Maura Ripamonti, è stato attivato, infatti, un monitoraggio degli incidenti stradali dei rider e gli inquirenti in questi casi potranno arrivare anche a contestare responsabilità penali a carico dei datori di lavoro, la legge 231 del 2001, ossia la responsabilità amministrativa delle stesse aziende, nonché l’articolo 437 del codice penale, ovvero la “omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro”. L’indagine ‘pilota’, la prima di questo genere in Italia, vuole far luce sulla sicurezza stradale dei lavoratori-ciclisti, ma non solo. Anche su eventuali violazioni delle norme igienico sanitarie, riguardo ai contenitori usati per trasportare il cibo, e si punta pure ad individuare casi di sfruttamento, come il caporalato, e la presenza, già venuta a galla (tre casi su 30 lavoratori), di clandestini. Su quest’ultimo fronte i pm potranno arrivare a contestare anche i reati di uso di manodopera clandestina e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Gli investigatori sono in campo, infatti, per verificare l’eventuale presenza di altri clandestini tra i rider in giro per le strade di Milano.

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