Stupore e meraviglia a Sergnano, tra i cittadini e gli ambientalisti del gruppo No Gasaran guidato da Enrico Duranti, perché la Stogit, società del gruppo Eni, vuole potenziare lo stoccaggio, ora che la concessione è scaduta dal primo gennaio del 2017. Da più di due anni, infatti, chiunque può collegarsi al sito del ministero dello sviluppo economico, precisamente alla sezione Unmig, ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, per constatare la concessione del sito di Sergnano è scaduta. Infatti dal 2014 la Stogit ha chiesto la proroga, per proseguire l’attività iniziata da più di cinquant’anni nella campagna cremasca. Invece della risposta del ministero, arriva una nuova richiesta, quella della Stogit che chiede se è il caso di di eseguire la Valutazione d’impatto ambientale sul progetto di potenziamento, mediante un nuovo turbocompressore. Le Osservazioni, preparate da Enrico Duranti, in tutto 30 pagine, iniziano proprio a notare questo paradosso, e chiedono di verificare la possibilità di rinnovare o negare definitivamente la concessione, perché il territorio appare troppo stressato. Oltre allo stoccaggio, è stata realizzata una centrale di pompaggio del gas, e un nodo Snam, con gasdotti di notevoli dimensioni, come prevede l’Hub nazionale del gas. E Duranti chiede di ripensare l’opportunità di un progetto così impegnativo per il territorio, aggiungendo che per ogni nuova infrastruttura occorrerebbe semmai considerare quali investimenti fare per governare il cambiamento climatico. La Snam da parte propria oggi stesso ha precisato, rispondendo a recenti dichiarazioni dei No Gasaran, che la Valutazione d’impatto sanitario non va applicata allo stabilimento di Sergnano, nemmeno in caso di Valutazione d’impatto ambientale. Oltretutto, la sostituzione di una turbina dell’impianto con tecnologie più avanzate darà maggiore efficienza e assicurerà una riduzione delle emissioni in atmosfera.

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