I cinquanta ragazzini che erano bus dirottato lo scorso 20 marzo nel milanese, le loro famiglie e 3 accompagnatori, si sono costituiti parte civile nel processo davanti alla Corte d’Assise di Milano a carico dell’autista che prese in ostaggio i giovani sul bus, poi incendiato, a San Donato Milanese. Si sono costituiti pure il comune di Crema e, solo per il reato di incendio, la società proprietaria del mezzo, la Autoguidovie. In aula erano presenti, oltre all’imputato, anche alcuni genitori e una ragazzina quel giorno era sul bus. Tra questi anche il papà di Adam, il ragazzo che insieme all’amico Ramy ha chiamato i carabinieri e salvato i compagni. Adam e l’amico Ramy Shehata per il loro gesto di coraggio hanno ottenuto la cittadinanza italiana. Questa mattina, il legale che rappresenta i genitori di Adam e Ramy aveva subito preannunciato la propria intenzione di citare, come responsabili civili del processo, Antoguidovie spa (vale a dire la società di trasporti dove l’autista lavorava) e il Ministero della Pubblica Istruzione. Perché oltre all’uomo, ha spiegato, “secondo noi sono responsabili anche coloro che hanno messo il mezzo in mano a quest’uomo”, soprattutto alla luce dei suoi precedenti: 2018 il senegalese venne condannato per violenza sessuale e negli anni precedenti gli anche stata sospesa la patente per guida stato di ebbrezza. L’ex autista è in una situazione piscologica pesante in quanto passa la maggior parte della giornata da solo per ragioni di sicurezza. Agli avvocati ha riferito di essere pentito per il gesto fatto e per questo motivo è disposto ad accettare la condanna che i giudici riterranno opportuna. Peraltro i suoi legali hanno cercato fino all’ultimo minuto di fargli chiedere di essere giudicato con il rito abbreviato, che gli avrebbe consentito uno sconto di un terzo di pena, ma lui non ne ha voluto sapere. Nel frattempo, la prima sezione della Corte, presieduta da Ilio Mannucci Pacini, ha rinviato l’udienza al 21 ottobre.

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