Si è rifiutato di presentarsi davanti al gip per l’interrogatorio di convalida Mahamad Fathe, il 23enne yemenita che martedì ha ferito con delle forbici un militare alla stazione Centrale di Milano. E’ rimasto dentro la cella a San Vittore e non si è voluto presentare nella stanza per l’interrogatorio, malgrado sia il suo difensore sia un mediatore culturale abbiano cercato di convincerlo. Il giudice Natalia Imarisio dovrà decidere sulla convalida dell’arresto e sulla custodia in carcere per tentato omicidio aggravato dalle finalità terroristiche e violenza a pubblico ufficiale.  Il giovane è apparso in stato confusionale a chi ha cercato di convincerlo a presentarsi davanti al giudice, anche solo per avvalersi della facoltà di non rispondere. Ieri si è saputo che sul telefono a lui sequestrato gli investigatori hanno trovato un video con delle “scene di guerra”, probabilmente di combattimenti in Yemen. Il giovane nell’interrogatorio di due giorni fa, davanti al pm Alberto Nobili e ai carabinieri, dopo aver fatto riferimento anche a “voci” nella testa che lo avrebbero indotto ad agire, aveva sostenuto di aver aggredito il militare per “farla finita, per morire ucciso”, un martirio per guadagnarsi “il paradiso di Allah”. Aveva, però, anche ripetuto più volte di non far parte dell’Isis. “Non sono un terrorista – ha detto – sono scappato dallo Yemen perché c’era la guerra, sono contro l’Isis, contro il terrorismo e per la pace”. Dalla Germania a inizio agosto era arrivata alle autorità italiane una segnalazione per “simpatie” per l’estremismo islamico da parte del 23enne (fu espulso dalla Germania e rimandato in Italia a luglio), ma secondo gli inquirenti era talmente generica e non rilevante che non è stata inserita nel sistema di indagine delle forze dell’ordine, come avviene per questo genere di segnalazioni senza elementi investigativi utili. E così non era presente nei terminali quando, la notte prima dell’aggressione, l’uomo era stato portato già in caserma, denunciato e poi rilasciato perché si aggirava con una penna in mano minacciando di colpire i passanti. Se la Germania (dove Fathe ha vissuto per un anno e mezzo, anche spacciando) avesse ritenuto di avere a che fare con un sospetto terrorista, su cui aveva elementi, hanno spiegato in Procura, non lo avrebbe fatto arrivare in Italia per la conclusione della sua pratica di asilo, per la quale in Italia ha ottenuto anche un permesso temporaneo di soggiorno. Intanto, la sua difesa sta valutando una richiesta di perizia psichiatrica.

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