Cremona Già stamattina Simone Beretta, consigliere comunale di Crema, da tempo considerato una colonna di Forza Italia, ha annunciato il proprio voto, alle elezioni provinciali del 23 novembre, per Mirko Signoroni del Pd, sindaco di Dovera, e non per Rosolino Bertoni, candidato in pectore del centrodestra. Continua così la divisione all’interno del centrodestra, che alle elezioni comunali di Crema di due anni fa aveva schierato due candidati contrapposti: Enrico Zucchi, sostenuto da Massimiliano Salini e Renato Ancorotti, oltre che dalla Lega, e appunto Simone Beretta, appoggiato dai cosiddetti laici. Vinse Stefania Bonaldi del Pd. Una lacerazione dello stesso tipo, all’interno del centrodestra, si è verificata in occasione della candidatura di Carlo Malvezzi a sindaco di Cremona, quando la maggioranza della coalizione era con Alessandro Zagni. Ora Beretta, che già ha garantito dai banchi della minoranza il numero legale in consiglio provinciale, è disposto a votare Signoroni perché lo considera “uomo non divisivo”, respingendo la visione della Lega e del gruppo che fa riferimento a Salini e Carlo Malvezzi. E’ stata proprio la Lega a presentare un ricorso per far decadere Signoroni dalla presidenza. L’avvocata che l’ha redatto è Raffaella Bordogna, già candidato sindaco della Lega a Bergamo nel ‘99 e figlia di uno dei fondatori del movimento che ha come simbolo Alberto da Giussano. La stessa Bordogna ha firmato il ricorso degli otto sindaci cremaschi che, dopo aver esercitato il diritto di recesso dalla società patrimoniale ex municipalizzata Scrp, ha intentato un’azione legale per riscuotere le quote societarie. Fra loro ci sono Antonio Grassi, Rosolino Bertoni e Gabriele Gallina. Si chiarisce quindi il disegno politico, continuamente sostenuto da pareri tecnici di persone gradite alla Lega. La richiesta del gruppo che in Provincia si riconosce in Bertoni ha chiesto l’ineleggibilità di Signoroni, allora vicepresidente dell’Ato. Per il centrosinistra si tratta solo di incompatibilità già risolta con le dimissioni, dato che il potere gestionale, nell’Ato, è del direttore, sia per il coordinamento del personale che per l’organizzazione.

Paolo Zignani

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