Nel giorno in cui è ricominciato il processo milanese a carico di 5 ex dirigenti del Teatro alla Scala, accusati di omicidio colposo e lesioni gravissime in relazione alla morte di una decina di lavoratori esposti ad amianto nel teatro del Piermarini prima delle bonifiche dei locali, alcuni comitati e associazioni e anche i rappresentanti di Cub Informazione e Spettacolo hanno scritto, in nota, che per anni i lavoratori sono stati esposti all’amianto, senza avere le dovute informazioni sui rischi e senza i dovuti dispositivi di protezione, sia personali che ambientali. Nel comunicato, firmato anche dal Comitato Ambiente e Salute Teatro alla Scala, dal Coordinamento Amianto Lombardia, dal Comitato Difesa della Salute nei luoghi di lavoro, dall’Associazione Italiana Esposti Amianto e da Medicina Democratica, viene spiegato che le testimonianze dei lavoratori nel dibattimento sono state “concordi nel riproporre le condizioni concrete del lavoro, che prevedeva l’uso di attrezzature costituite da amianto (in particolare il sipario e le coperte antincendio)”. L’amianto, si legge ancora, “era diffuso anche nella struttura del teatro e le bonifiche sono avvenute in fasi successive all’entrata in vigore della legge che proibiva l’uso dell’amianto”. “Abbiamo utilizzato guanti in amianto, un materiale ignifugo, almeno fino al 1994”, aveva raccontato un attrezzista del teatro testimoniando nella scorsa udienza il 5 settembre. Quando nel 1991, si legge nel comunicato, “il grande sipario ignifugo, detto ‘pattona’, si ruppe rovinosamente, i lavoratori per garantire lo spettacolo furono costretti a un intervento di urgenza a mani nude”. Si tratta, concludono associazioni e comitati, “di fatti inconfutabili, che dovrebbero resistere al vento dell’oblio o del garantismo a favore dei dirigenti e a scapito di chi lavorava e ci ha rimesso la vita”.

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