Cremona Il nuovo sistema di assegnazione delle case popolari funziona come una lotteria riservata a pochi, in un gioco crudele che annulla le domande già fatte nei bandi comunali precedenti e nasconde l’emergenza abitativa, che invece è un dato di fatto. La protesta è del consigliere regionale del Pd Matteo Piloni, ma anche del vicesindaco Andrea Virgilio, che non ammorbidisce certo i toni. Il Comune di Cremona si aspettava che la Regione attivasse l’apertura al privato sociale accreditato, che invece rimane al palo, in assenza di un regolamento regionale. Una delle opportunità poteva essere la creazione di minialloggi per anziani, collegati fra loro attraverso spazi comuni e gestiti da custodi sociali: il privato sociale, accreditandosi, potrebbe inserirsi unendo cooperative o società diverse, per occuparsi sia di manutenzione degli immobili che di accompagnamento sociale. Si tratta di una delle frontiere più invitanti, rese possibili dalla legge 16 del 2016, presentata dal cremonese Carlo Malvezzi, rimasta però ancora sulla carta. L’emergenza abitativa però è una realtà: sono attivi in Lombardia 22 bandi in 9 province diverse, per assegnare in tutto 813 alloggi di proprietà dei Comuni e delle Aler. In provincia di Cremona sono stati aperti invece due soli bandi, in scadenza il 16 dicembre, per l’assegnazione di 50 alloggi, che si trovano soprattutto nel Cremasco. Pochissimi gli alloggi inseriti nel bando cremonese. Eppure nella sola città di Cremona i single e le famiglie che hanno diritto a un alloggio pubblico sono più di 300, vista la graduatoria delle domande accettate secondo i criteri regionali. E’ il metodo d’assegnazione il problema, come sottolinea Matteo Piloni, perché i bandi nuovi fanno decadere le graduatorie precedenti. Così nel Cremasco sono state cestinate 484 domande presentate nel 2018. Occorre rifare la domanda, pagando di nuovo 16 euro. Inoltre si costringono gli immigrati a chiedere alcuni certificati difficili da reperire nei Paesi d’origine. Il Pd propone di tenere in vita le graduatorie esistenti per due anni, perché il problema, in Lombardia, non è il metodo d’assegnazione, bensì la cronica carenza d’alloggi, aggravata dall’inefficienza della Regione: in Lombardia infatti ci sono ancora 11mila appartamenti vuoti, fra cui diverse centinaia a Cremona.

Paolo Zignani

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