Cremona Solo 19 domande nella prima graduatoria provvisoria pubblicata stamattina dal Comune di Cremona. Gli alloggi disponibili, nel distretto cremonese, sono 96 secondo l’avviso pubblico di fine luglio. La legge regionale Malvezzi 16/2016 sulle case popolari, che prendono il nome di servizi abitativi pubblici, esordisce così, in modo interlocutorio, con l’aggiunta di una richiesta di chiarimenti sulle modalità di assegnazione, rivolta dagli uffici comunali alla Regione Lombardia. Non si tratta però di una bocciatura. Al contrario il vicesindaco Andrea Virgilio esprime delle considerazioni positive sulla legge, perché i cittadini, presentando autonomamente le domande via internet, anche da casa, possono emanciparsi dagli approcci assistenzialistici. E’ una sfida molto alta, per Virgilio: occorrono altri regolamenti attuativi da parte della Regione, per far luce sui rapporti con le associazioni. C’è un problema, registrato anche a Cremona, per gli immigrati che hanno dovuto presentare documenti difficili da reperire, come i certificati di matrimonio o le visure catastali. Di qui i dubbi di discriminazione che tempo circondano i criteri scelti dalla Regione Lombardia. Per ora il Comune di Cremona, capofila dell’intero distretto, ha messo a disposizione solo cinque alloggi: ce ne saranno presto una ventina in più, al termine dei lavori in corso a San Felice. Il Comune e Aler, per evitare complicazioni ai cittadini non abituati al Web, hanno scelto di aiutare gli utenti a compilare le domande riservando alcune postazioni internet e formando il personale. Aler ha ricevuto 122 domande, di cui 107 riguardano il patrimonio Aler nel solo territorio comunale di Cremona. In 42 hanno fatto domanda con l’assistenza del personale di via Manini. Non ci sono state difficoltà particolari da parte dei cittadini, come fa sapere il dirigente dell’Aler Luca Ronchetti, che se la cavano senza nemmeno chiedere assistenza. Insomma la legge regionale non urta contro il presunto scoglio dell’analfabetismo digitale, che così parrebbe solo uno spettro agitato dai Comuni più timorosi verso l’innovazione. Restano però in attesa di un appartamento, a Cremona, circa trecento nuclei familiari. Le loro domande sono state accolte perché avevano i requisiti. I tempi di assegnazione però stanno superando i 12 mesi, dopo il bando comunale del 2018, emesso secondo la vecchia legge.

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