Cremona Il sindacalista dell’Usb Roberto Montanari lo dichiara con orgoglio: è una giornata storica perché è finita la divisione tra i lavoratori di serie A, con tutti i diritti previsti dal contratto nazionale alimentaristi, e di serie B, che non avevano mai ottenuto, prima di ieri sera, l’uso della stessa sala riunioni, e si dovevano incontrare nel parcheggio, all’esterno dell’azienda. Si è conclusa positivamente infatti la vicenda dei 27 operai del macello Prosus di Vescovato, che avevano occupato la ditta anche di notte assieme a mogli e figli, per ottenere la revoca dei licenziamenti, il miglioramento delle condizioni di lavoro, più sicurezza e maggiore retribuzione, secondo le mansioni effettivamente svolte. Per lo più infatti i lavoratori immigrati erano stati inquadrati con il contratto multiservizi, come facchini, quando invece di fatto avevano altri compiti, ad esempio macellai. Negli anni contrassegnati dalla flessibilità e dalla crisi, si era verificato anche a Vescovato un apartheid dei diritti, che per i 27 occupanti, dopo un anno di lotte, è definitivamente superato. Ora quindi l’Usb inizierà da gennaio a rivendicare lo stesso trattamento per tutti gli altri dipendenti, per cancellare ogni disparità tra addetti che svolgono le stesse funzioni. E’ già iniziata la trattativa sul ticket mensa, proposto da Usb a 5,29 euro per chi fa almeno sei ore di lavoro. La trattativa è partita anche per la regolamentazione delle pause: ne discutono allo stesso tavolo le cooperative Dharma e 3T, oltre all’azienda. L’obiettivo di Usb è ottenere regole uguali per tutti i lavoratori. Si sta così semplificando la complessa situazione della Prosus, dove i 300 lavoratori, di cui 150 esterni, sono gestiti da ben sei soggetti diversi, fra cooperative di servizi, agenzie interinali, società che gestiscono i servizi logistici e le lavorazioni. Oggi però tutti i lavoratori dei fornitori di servizi di Prosus hanno il buono pasto, come ha puntualizzato Roberto Montanari. L’Usb da parte propria ha ricevuto da parte dell’azienda un riconoscimento come sindacato, secondo la legge 300, lo Statuto dei lavoratori rivisto nel 2018: ragione di più per insistere nella lotta per la parità dei diritti tra i lavoratori.

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