La Procura di Milano, sabato scorso, ha disposto il sequestro preventivo di alcuni piani di edifici dismessi alla periferia della città che avrebbero dovuto ospitare un gioco horror per un pubblico adulto chiamato ‘Dentro l’abisso’ simile a una sorta di escape-room (in cui i partecipanti devono liberarsi da un labirinto) con anche figuranti. Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano ha ipotizzato la violazione delle norme anti-infortunistiche. Si presentava come “l’evento horror più grande d’Italia, una sorta di ‘escape room’, che avrebbe dovuto tenersi per 3 serate, ognuna con 3 sessioni, e per un totale di 450 partecipanti. Evento bloccato dalla Procura di Milano che sabato scorso, prima che iniziasse la prima sessione, ha disposto il sequestro per violazione delle norme antinfortunistiche, a tutela sia dei lavoratori, i 25 figuranti che vestiti da mostri o zombie prendevano parte ad ogni sessione, sia dei partecipanti che avevano pagato 44 euro ciascuno per ‘giocare’. “Si è aperto un Varco, in questo mondo, che si affaccia sull’Abisso, il regno delle Tenebre”, si legge sul sito ‘The Gate’. Proprio il buio, per i pm, erano uno dei pericoli maggiori. Gli appuntamenti con l’abisso erano fissata a sabato scorso, il prossimo 26 ottobre e anche la sera di Halloween, ossia il 31 ottobre, in tre sessioni, alle ore 19, alle 21 e a mezzanotte. Ad ogni sessione, della durata di “120 minuti di puro terrore”, avrebbero potuto partecipare, iscrivendosi e pagando on line, 50 persone, 150 a serata. “Ci teniamo a specificare – spiegano gli organizzatori sul sito – che si tratta di un’esperienza estrema: ciò implica la disponibilità del partecipante a vivere scene particolarmente intense e fuori dall’ordinario, o ad affrontare tematiche decisamente sensibili che per alcuni potrebbero risultare potenzialmente sgradevoli o terrorizzanti”. E ancora: “Questo rende ‘Dentro l’Abisso’ un evento assolutamente vietato ai minori di 18 anni, deboli di cuore e donne in stato di gravidanza”. Prima di partecipare i concorrenti dovevano anche firmare una “liberatoria”. “Per la vostra sicurezza nell’intera area è stata interrotta la fornitura elettrica, pertanto gli ambienti non sono climatizzati”, si legge ancora e proprio l’assenza di luce è uno dei pericoli individuato dagli inquirenti.

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