Dall’atto notificato ieri pomeriggio alle difese sono emerse le dure accuse della Procura nei confronti, in particolare, di Rfi e di suoi manager e dirigenti per un disastro ferroviario causato da una lunga serie di “omissioni” nella “manutenzione” e nella “sicurezza”, messe in atto solo per “risparmiare”. Il procuratore aggiunto Siciliano ha chiarito che proprio per Rfi, indagata sulla base della legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, “c’è una esplicita colpa” sul “vantaggio patrimoniale che la società ha tratto dalle condotte omissive”. Tra l’altro, gli investigatori hanno chiarito che per la sostituzione del giunto in pessime condizioni, che non venne effettuata, Rfi avrebbe dovuto “interrompere la circolazione” dei treni “per circa tre ore”. Cosa che, invece, non fece. Nel video annoverato tra le prove della Procura “c’è la ricostruzione animata della dinamica dell’incidente”, dal deragliamento nel cosiddetto ‘punto zero’, dovuto al pezzo di rotaia da 23 centimetri che si staccò sopra il giunto rotto, fino “all’impatto con la cosiddetta ‘zampa di lepre'”, ossia quando il treno uscì definitivamente dall’asse dei binari producendo “scintille”, mentre attraversava la stazione di Pioltello, e fino al cosiddetto “punto di quiete”, ovvero a disastro avvenuto con il terzo vagone, in particolare, che si schiantò anche su alcuni pali. Un video realizzato usando “spezzoni di immagini reali, filmati tratti dalle telecamere di sorveglianza ed elaborazioni tridimensionali, con passaggi da una telecamera reale ad una virtuale”. E riassume “tutta la dinamica dell’evento, durato circa 2 minuti, per 2 chilometri e 300 metri dal punto zero al punto di quiete”. Non solo: il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano ha spiegato che il treno “viaggiava ad una velocità di 130 km/h” nel punto di “rottura” del giunto, “in quel tratto la velocità consentita era di 180 km/h, ma con quel tipo di ammaloramento avrebbe dovuto viaggiare a 50 km/h”.

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