Brescia La Caffaro informa di aver depositato il piano d’azione, così come previsto dagli accordi presi. E’ quanto fanno sapere dall’azienda di via  Milano dove – dopo la decisione del Tar di accogliere parzialmente il ricorso alla Caffaro contro la sospensione dell’autorizzazione integrata ambientale – sono rientrati al lavoro i 54 operai. L’azienda, inoltre, ha portato avanti e concluso l’attività di risanamento delle vasche di contenimento. Si tratta di una delle prescrizioni imposte dal tribunale amministrativo che prevedeva il progetto redatto dalla società Caffaro Brescia Srl per sistemare le vasche dalle quali esce cromo esavalente. Contenitori che però la nuova azienda dice di non essere suoi. Intanto però ieri l’azienda ha rispettato la scadenza per la deposizione del piano d’azione anche se restano i malumori con la Provincia che aveva disposto la sospensione dell’attività. l’amministratore delegato Donato Todisco ha ufficialmente dato mandato ai legali per avanzare una richiesta di danni fino a 7,2 milioni di euro per i giorni in cui l’azienda è dovuta restare chiusa. Nei giorni scorsi dal ministero dell’ambiente è arrivata la notizia dell’approvazione del piano operativo entro febbraio. Ai 50 milioni già in programma e disponibili, se ne aggiungeranno altri 20 oltre a garanzie giuridiche al Comune affinché — in un secondo momento — possa entrare in possesso del sito industriale tramite procedura di esproprio entro il 2021. Queste le coordinate condivise nel doppio tavolo —politico e tecnico — in cui però non è stato approfondito  il tema del commissario- indagato per le perdite di mercurio nell’ex reparto cloro soda – e che resta quindi al suo posto in attesa di potersi  difendere dalle accuse della Procura. Il sito continuerà a restare di interesse nazionale (quindi di competenza ministeriale) e non diventerà regionale (cosa che tra l’altro mai richiesta formalmente dal Pirellone

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