Brescia. Gli agenti della Squadra Mobile della questura di Brescia hanno arrestato quattro componenti di due bande, con età compresa tra 24 e 34 anni, che reclutavano giovani ragazze dalla Romania e dal Belgio per farle prostituire nel Bresciano. Avevano costituito un vero e proprio racket che prevedeva anche minacce e violenze nei confronti delle donne che erano costrette a cedere il proprio guadagno ai loro “protettori”.  L’accusa, per tutti è di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.Il giudice delle indagini preliminari Carlo Bianchetti, nella misura cautelare che ha condotto i quattro in carcere, scrive che tutti non disdegnavano le violenze e le minacce verso le ragazze dalle quali pretendevano di guadagnare sempre di più. Questi ragazzi formavano due gruppi che facevano prostituire le giovani a Brescia, Ciliverghe, Mazzano e Castelmella. Ma come si è arrivati a scoprire quello che stava accadendo? Il merito è di una delle ragazze rumene: non sopportando più le botte e i ricatti da parte del suo protettore, ha deciso di denunciarlo. Tanto da rivelare alla Polizia che il componente della banda voleva tutto il suo guadagno della prostituzione altrimenti l’avrebbe picchiata. E’ così partita l’indagine della Squadra Mobile che ha predisposto intercettazioni e pedinamenti. Dal lavoro di ricerca  è emerso anche come le minacce riguardassero non solo le ragazze, ma anche i loro familiari. Secondo l’indagine, le donne costrette a prostituirsi incassavano fino a 700 euro al giorno ed erano obbligate a offrirsi sui marciapiedi e anche attraverso i siti di annunci. Si è inoltre scoperto che le ragazze praticavano l’attività non solo in Italia, ma anche all’estero e qui il guadagno transitava sui conti dei loro aguzzini attraverso i circuiti di money transfer. Proprio seguendo uno dei gruppi, le forze dell’ordine sono arrivate anche all’altro. Alcune indagini risalgono addirittura al 2009: quell’anno, uno degli arrestati, aveva organizzato una spedizione contro un concorrente che aveva minacciato le sue ragazze per aver occupato aree di sosta nei pressi di un semaforo. Agli atti dell’inchiesta c’è anche quanto accaduto lo scorso febbraio, quando uno degli sfruttatori aveva raggiunto il Belgio per reclutare un’altra ragazza, perché una era rimasta incinta. Al ritorno, grazie alle intercettazioni della Mobile, si è scoperto che i gruppi chiedevano alle giovani di guadagnare sempre di più.

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