L’ultimo monitoraggio mensile dei tempi d’attesa dell’ospedale Maggiore, riferito alla media registrata il 9 ottobre, riserva una sorpresa: la riduzione, rispetto al mese di luglio, da 84 a 14 giorni per l’ecodoppler cardiaca, uno degli esami sui quali si erano scatenate le proteste. Si tratta sempre di esami e visite non urgenti, che però spesso mettono a dura prova la pazienza dei cittadini. Per l’ernia inguinale occorrono 168 giorni, più di cinque, mentre in luglio ci volevano sette mesi. Chi ha bisogno di una protesi d’anca o di un’operazione alle emorroidi deve aspettare a propria volta più di cinque mesi, mentre il tumore maligno alla tiroide o alla prostata richiede comunque 55 giorni di pazienza. Al presidio Oglio Po di Casalmaggiore, poi, spiccano i 111 giorni per l’ecografia della mammella e i 243 della protesi d’anca, più di otto mesi. Per la Regione Lombardia, però, la soluzione è contenuta nella nota d’aggiornamento al Documento economico e finanziario, e quindi entrerà nella legge regionale di bilancio. Dall’anno prossimo, nella migliore delle ipotesi, i tempi d’attesa sarebbero molto ridotti e anche dall’opposizione del Pd il consigliere Matteo Piloni, in un comunicato, manifesta un moderato ottimismo. La proposta del Pd, accolta dalla maggioranza in luglio, indica il modello emiliano-romagnolo e prevede un’agenda unica di tutti gli erogatori, pubblici e privati accreditati, con estensione degli orari in cui effettuare visite ed esami, e provvedimenti del tutto nuovi per la Lombardia: un intervento sull’attività intramoenia nelle strutture dove le attese sono troppo lunghe e l’inserimento del taglio dei tempi tra i criteri di valutazione dei direttori generali. Finora le pressioni delle cliniche private, come riconosce Piloni, hanno congelato il sistema e penalizzato le strutture pubbliche: a questo punto l’attuazione della riforma dipende solo dalla Regione.

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