Bisogna salvare l’universalità del Servizio Sanitario Nazionale preservando la parte pubblica rispetto al privato accreditato. Lo ha sostenuto Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano all’incontro di presentazione dell’Iiph, un nuovo istituto per lo studio dei nutrienti con maggiore impatto sulla longevità e la salute, nato dalla collaborazione fra ‘Mario Negri’ e Università Cattolica. “Se l’Italia è il secondo paese al mondo per minor rischio di morte rispetto all’età (dietro all’Australia e prima della Spagna) – ha detto Remuzzi – lo si deve certamente anche alla ‘dieta mediterranea’. Ma anche la Grecia ha la dieta mediterranea e si trova al 16/o posto nella stessa classifica. Che cosa fa la differenza? Il Servizio Sanitario Nazionale”. Proprio questo SSN che, secondo Remuzzi, ci è invidiato dal mondo intero e che oggi è in pericolo per l’aumento esponenziale dei costi. “Corriamo seri rischi proprio in Lombardia – precisa il Direttore del Mario Negri – dove c’è l’eccellenza, ma anche dove stiamo erodendo il Servizio sanitario perché abbiamo troppi istituti sostenuti da privati ma in realtà pagati dal pubblico. Invece bisogna accreditare solo quel che serve”. Il discorso di Remuzzi è chiaro: se servono 10 mammografie e l’istituto pubblico ne può assicurare otto, al privato se ne devono accreditare due, non di più. “Non puoi lasciare che chiunque faccia chirurgia coronarica quando e come vuole con i soldi pubblici – afferma Remuzzi – perché le due parti hanno interessi divergenti: il pubblico tende a ridurre il fatturato (per moderare la spesa), il privato tende ad aumentarlo”.e del vicolo dei Lavandai a Milano.

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