Ci sono voluti ben 13 mesi perché la Corte di Cassazione, prima sezione, depositasse le motivazioni della sentenza numero 44528 emessa nell’udienza del 25 settembre 2018 sul caso Tamoil.

Un ritardo dovuto, probabilmente, agli effetti che il documento avrebbe potuto determinare su altri processi per inquinamento, come nota Sergio Ravelli dei Radicali cremonesi, che per primi hanno ingaggiato la battaglia legale per l’ambiente presso il tribunale di Cremona. Lo svolgimento del processo partito da Cremona sarà infatti inevitabilmente un punto di riferimento, così come lo è stato nell’iter di approvazione della legge sul disastro ambientale. Le motivazioni sono un plico di 61 pagine, con le quali la Corte Suprema giustifica la condanna a tre anni di un dirigente della compagnia petrolifera libica, Enrico Gilberti, per disastro ambientale colposo. Una condanna confermata, perché la Tamoil conosceva le cause dell’inquinamento e tuttavia ha ritardato a lungo le azioni necessarie a rimuoverle: la raffineria, fra l’altro, non è mai stata fermata. E’ stato respinto dalla Corte sia il ricorso dell’imputato che quello del procuratore generale che chiedeva una pena più severa. Ravelli incalza ora il ministro dell’ambiente Sergio Costa a prendere una posizione netta e chiara, dal momento che il ministero ha la possibilità di avviare l’azione civile di risarcimento danni, in coerenza con l’impegno assunto dall’ex ministro Danilo Toninelli. Mentre continua la fase di smontaggio e demolizione degli impianti dell’ex raffineria di via Eridano, la situazione ambientale rimane preoccupante. Infatti la compagnia petrolifera ha eseguito soltanto azioni di messa in sicurezza e di caratterizzazione: nessuna bonifica non è ancora iniziata, malgrado il trascorrere degli anni. Inoltre la perizia del geologo Gianni Porto, acquisita a Cremona dal gip Guido Salvini, ha chiarito che la barriera idraulica non può essere del tutto efficiente a eliminare le cause di inquinamento delle falde acquifere. Il pericolo che riguarda le aree esterne all’ex raffineria, che sorge accanto alle società canottieri, dunque persiste.

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