C’era una folta delegazione di lavoratori della provincia di Cremona alla manifestazione di sabato a Roma, che ha chiesto al Parlamento di revocare i decreti sicurezza di Salvini e di Minniti, e di cambiare totalmente linea. Proprio a Soresina, il 14 giugno, come hanno fatto notare i sindacati di base, si è visto l’effetto del metodo dell’ex ministro. Che sia stato applicato direttamente o no il decreto emesso poche ore prima, venerdì 14 giugno le forze dell’ordine hanno fermato le azioni di protesta dei facchini della piattaforma di logistica, che scioperavano contro 170 licenziamenti. I sindacati hanno parlato di “cariche” e di “repressione violenta”, ed è poi stata aperta un’indagine sugli stessi dimostranti: 20 di loro sono stati denunciati dalla          Questura, che in seguito ha smentito il ricorso alle vere e proprie cariche. Erano stati tre i feriti, tra i dimostranti, in un clima di guerriglia durato per ore. L’obiettivo dei manifestanti era fermare l’attività del centro di logistica, impedendo ai camion di uscire: le forze dell’ordine invece lo hanno consentito.

I metodi della polizia, però, sono stati criticati. Così, assieme a Roberto Montanari dell’Usb un gruppo di lavoratori cremonesi ha rilanciato nella manifestazione di Roma le proprie ragioni, chiedendo sicurezza ma sul lavoro, tanto più dopo la lunga serie di incidenti mortali che ha colpito la nostra provincia. Alcuni dei manifestanti hanno partecipato alle lotte sindacali contro l’Iper, l’eccesso di flessibilità e i licenziamenti facili, con manifestazioni anche nei centri commerciali di CremonaPo e Gadesco. C’erano mamme con le carrozzelle, percussioni, ritmi e danze etniche, per dire che la sicurezza del posto di lavoro riguarda anche le famiglie e il precariato colpisce tanti italiani, non solo gli immigrati. Quel che i lavoratori e l’Usb non accettano è, innanzitutto, l’uso della prigione per colpire chi si batte per rivendicare i diritti sindacali

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata