Un confronto pubblico, trasparente, nel quale chiedere al Comune di Cremona una risposta alla richiesta di collocare dei deposimetri, per misurare le polveri non sottili che i cittadini di Cavatigozzi e di Spinadesco trovano sui davanzali delle finestre, nei sottovasi, sul pavimento quando le finestre sono aperte, ovunque ci sia esposizione al vento. Perché tanta polvere, e da dove viene? L’amministrazione comunale però in un primo momento non ha accettato la richiesta del presidente del comitato di quartiere di Cavatigozzi Daniele Ardigò, che pure si appellava all’articolo 12 del regolamento emesso dal consiglio comunale sette anni fa. Invece del confronto pubblico in commissione ambiente, con i testi a verbali, l’amministrazione ha fatto una controproposta: un incontro privato in ufficio, riservato, senza verbali da pubblicare. Di fronte all’insistenza del comitato, il Comune ha allora convocato la commissione ambiente, per oggi alle 17, durante la quale i cittadini saranno ricevuti in audizione, ma in contraddittorio con i tecnici dell’Arpa. All’ordine del giorno, dunque, le questioni legate alla ricaduta delle polveri non sottili, mai rilevate sinora, e al rumore del gruppo industriale. Parte dei cittadini teme però che le risposte non arrivino mai, e che le soluzioni vengano continuamente rimandate perché la continua, rapida espansione del gruppo industriale Arvedi viene tradotta nel linguaggio tecnico dell’Arpa, considerato spesso elusivo e non realistico. Infatti in Piemonte l’Arpa regionale prevede l’uso dei deposimetri delle polveri non sottili, che vengono poi sottoposte ad analisi chimica, come anche a Taranto: in Lombardia e a Cremona ancora no. Ed è in corso la conferenza dei servizi, presso l’amministrazione provinciale, che si potrà concludere con l’autorizzazione all’installazione di un nuovo forno presso l’acciaieria, con l’effetto di una produzione d’acciaio in aumento fino al 20%. Ne potrebbe conseguire, per il comitato, allora un incremento delle polveri non sottili. A propria volta la problematica del rumore ambientale si evolve e si amplia con lo sviluppo dell’intera area industriale, dove altre aziende si sono insediate per poi espandersi, superando di anno in anno le soluzioni proposte dall’Arpa e dalla pubblica amministrazione. L’ultima relazione dell’Arpa risale al 27 settembre di quest’anno, e riguarda i risultati del monitoraggio dell’inquinamento acustico compiuto fra il dicembre 2018 e l’aprile di quest’anno. Le conclusioni ammettono che il rumore persiste, e in alcune zone, come in via Casanova a Cavatigozzi e via Adda a Spinadesco, in alcune occasioni supera ancora i limiti. La proposta dell’Arpa, però, è cambiare la classificazione acustica di Spinadesco per adeguarla all’area industriale, alzando dunque la soglia. Una soluzione che a Cavatigozzi incontra non poche critiche. 

Paolo Zignani

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