Brescia. Nel processo di primo grado per il delitto di Manuela Bailo, la 35enne di Nave, uccisa nell’estate del 2018 dal collega e amante Fabrizio Pasini, arrestato il 20 agosto 2018, è stato sentito l’imputato: l’ex sindacalista della Uil ha prima negato di aver sgozzato la ragazza con la quale aveva una relazione segreta da anni. Poi, avrebbe sistemato la sua versione dei fatti sulla dinamica e sul motivo della lite che sarebbe culminata nel sangue: per la Procura, infatti, la donna è stata uccisa con un taglio della giugulare, ma l’uomo ha ribadito di non aver usato armi, ma di aver spinto Manuela dalle scale con le mani. Un anno fa, invece, aveva detto di averle dato solo un colpo sulla spalla come per dire di smetterla. Anche sul motivo del litigio ci sarebbero delle discordanze: ora avrebbe detto che si sentiva pressato perché lei avrebbe voluto fermarsi a dormire ma lui non poteva, mentre nel precedente interrogatorio aveva detto che Manuela lo aveva attaccato per un tatuaggio che lui si era fatto. Piccole correzioni, dunque, sarebbero state fatte durante l’interrogatorio dell’uomo, nel corso del processo che si sta celebrando con rito abbreviato a suo carico. L’accusa è di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione, della collega e amante Manuela. Un lungo interrogatorio che si è protratto per più di due ore davanti al giudice Riccardo Moreschi, al pm Francesco Carlo Milanesi e ai legali.

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