Di nuovo, i sindaci cremaschi contestano le decisioni prese a Cremona. Dopo la battaglia ingaggiata contro la presunta irregolarità delle elezioni provinciali, rieccoli far fronte comune contro il nuovo piano degli investimenti di Padania Acque 2020-2023, finora nulla più di una proposta, dato che prima va approvato l’atto di indirizzo da parte dell’assemblea dei soci, ovvero i Comuni. E quelli cremaschi si sono riuniti ieri nella sala Ricevimenti del palazzo municipale di Crema. Quel che non va, da quanto trapelato, è l’aumento della tariffa del 5%, che servirebbe a rafforzare il piano degli investimenti. Il sindaco di Casale Antonio Cremaschi ha chiesto di non mettere ai voti l’atto di indirizzo, e ha poi precisato, scrivendo una lettera su una testata locale, che la società di via del Macello gode di ottima salute e di un bilancio florido, per cui si non vede il motivo di aumentare la tariffa. Si tratta comunque di una previsione di 13 euro all’anno, per una famiglia di quattro persone: l’acqua pubblica cremonese resterebbe comunque fra le meno care d’Italia e grazie ai nuovi lavori la rete, secondo le aspettative, sarà migliorata e potenziata, facendo diminuire anche gli sprechi dell’oro blu. Tutti gli altri sindaci, compresi Filippo Bongiovanni e Stefania Bonaldi, oltre a Mirko Signoroni, hanno però a loro volta chiesto di rinviare il voto. Oggi si è riunito il consiglio d’amministrazione di Padania Acque nella sede di via del Macello, per fare il punto. Tra le proposte sul tavolo c’è una riduzione dei costi di marketing. La battaglia contro la bottiglia d’acqua minerale continuerà, ma con altri mezzi, affidando la delega forse al presidente Claudio Bodini. Va bevuta l’acqua dell’acquedotto, per la sua qualità: questa è la bandiera del gestore del servizio idrico integrato. E dovrebbe essere rivisto, con un incremento, il piano degli investimenti, che però dipenderà dall’assemblea dei soci, sinora molto dubbiosi.

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