Sono ben 170 gli sfratti in provincia di Cremona nell’anno 2019. La Regione continua a contrastare l’emergenza abitativa con nuovi contributi a fondo perduto: il Comune di Cremona, come capofila, ha ricevuto 56mila euro per la sesta tranche che i servizi sociali quest’anno erogano alle famiglie del distretto cremonese, composto da una sessantina di Comuni. Sono persone sul punto di rimanere senza un tetto per la cosiddetta morosità incolpevole, ovvero l’oggettiva impossibilità di far fronte ai debiti. La Regione Lombardia ha deciso di farsi carico della questione con una serie di misure e di interventi economici. Dunque si cercano nuove abitazioni temporanee per chi resta senza casa, si pagano i canoni di locazione ai nuclei familiari economicamente più deboli, si dà sostegno temporaneo a chi si ritrova la casa all’asta e si danno contributi a chi deve far quadrare i conti con la pensione minima. Da parte propria l’Aler delle province di Brescia, Mantova e Cremona ha ricevuto dalla Regione 286mila euro di contributi per il recupero, la manutenzione e la riqualificazione delle case popolari ancora non abitabili e quindi non assegnate, malgrado numerose domande in lista d’attesa, alcune centinaia a Cremona, fra Comune e Aler. Per accedere agli aiuti occorre presentare domanda ai Comuni e ricevere l’approvazione di una commissione valutatrice: si considera anche il caso di un progetto sociale. Questo è il punto dolente, secondo i più critici. Infatti i progetti ben difficilmente riescono a riportare le persone più fragili in una condizione di autonomia, e lo dimostra il caso dell’applicazione del reddito di cittadinanza in provincia di Cremona. Su 2.700 persone che lo ricevono in provincia, mille non vengono convocate dai Centri per l’impiego per la ricerca di un posto di lavoro, per mancanza di offerte, di requisiti e vari altri motivi. Da più parti viene segnalata la debole applicazione del baratto amministrativo e la scarsa creazione di posti di lavoro, e comunque di progetti di portino le persone in disagio economico al di fuori di un meccanismo che perpetua l’assistenza.

Paolo Zignani

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