In via Brescia un ciclista, disinteressandosi della ciclabile, pedala sulla carreggiata, urta lo specchietto di un’automobile ferma al semaforo e nel giro di poche ore il post su Facebook scritto dall’automobilista viene tempestato da decine commenti. Esplode di nuovo l’irritazione dei cremonesi per la rete di piste ciclabili realizzata in pochi anni dal Comune: sono opere inutili, che nessuno usa, è uno spreco di soldi pubblici, i parcheggi ai due lati della strada c’erano da ben prima che si facesse la pista, e gli automobilisti che escono dal parcheggio sono terrorizzati all’idea che un ciclista sbuchi all’improvviso. E’ ormai un incubo, l’uomo sulle due ruote, e si ricordano gli incidenti di via Mantova, all’ingresso nel Foro Boario, fino all’ultimo presunto eroe negativo, lo spensierato pedalatore di via Dante che, nella zona dei lavori delle ex tramvie, ha invaso la carreggiata mettendosi alla testa di un’interminabile colonna di veicoli. Quattro, poi, le ciclabili di viale Trento Trieste, due per lato, occupate a volte da pedoni che sostano per fare conversazione proprio tra le righe bianche per le bici, che invadono la strada. La pista non si usa se non di rado nemmeno in viale Po e ovunque gli automobilisti invocano più multe per gli eterni rivali a due ruote. 

C’è però chi fa notare che l’auto non è più la dominatrice della strada come un tempo, ed è Piercarlo Bertolotti, il presidente della Fiab cremonese. Anzi, se davvero si vuole ridurre il numero delle auto, e quindi  lo smog, a Cremona occorrerebbe una scelta chiara, ovvero il congestion charge, cioè far pagare pedaggio alle auto in ingresso in città. Addio ai parcheggi gratuiti, riducendo anche quelli a pagamento per aumentare le tariffe della sosta. “La nostra battaglia – come sostiene Bertolotti – oltre che per il recupero dello spazio urbano, sarà quella di chiedere al Governo più soldi per costruire piste ciclabili e infrastrutture per la ciclabilità, introducendo sistematicamente la tassa d’ingresso nelle città per le auto… ma probabilmente nessuno avrà il coraggio di farlo”. 

Paolo Zignani

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