Si profila un nuovo scandalo nella sanità privata. Tutto è partito dalla sparizione di due libici, probabilmente due ex miliziani che, da Milano, dove erano indagati per lesioni aggravate per aver accoltellato un connazionale a metà gennaio, sono stati fatti rientrare nel loro Paese dalle autorità libiche. Su questa vicenda sta facendo chiarezza l’Antiterrorismo, in particolare sull’accordo tra il Paese nordafricano e il gruppo ospedaliero San Donato che porta in Italia i feriti libici. L’ATS di Milano, invece, sta cercando di capire perché al Policlinico universitario San Donato, primo gruppo ospedaliero della Sanità privata italiana, da quattro mesi vengono ricoverati a pagamento miliziani libici, sottraendo posti letto gratuiti per la cura di pazienti italiani. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, si tratterebbe di un affare milionario tra il Gruppo San Donato e il governo di Tripoli. Gli ispettori meneghini vedono in questo un comportamento scorretto da parte di un ospedale accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale che riceve rimborsi pubblici. Se il Policlinico universitario non dovesse rimediare a questa pratica non corretta rischia di perdere l’accreditamento con il servizio sanitario. Dei quaranta letti a disposizione dei pazienti pubblici, all’ottavo piano del corpo A del Policlinico, venti erano destinati a uomini provenienti dalla Libia. La degenza avveniva in stanze doppie trasformate in singole e rese più accoglienti da recenti lavori di ristrutturazione. Ats ha quindi fatto scattare una diffida intimando al gruppo San Donato di rimettere i letti a disposizione dei pazienti italiani a carico del sistema sanitario nazionale. All’orizzonte si prospetta una sanzione di 25mila euro. In campo è scesa anche la Digos che sta cercando di fare chiarezza sulla documentazione dell’accordo tra governo di Tripoli e vertici del Gruppo San Donato, verificando il ruolo della segreteria di Stato vaticana, che avrebbe fatto da tramite dell’accordo con l’ambasciata libica presso la Santa Sede, presentato come gesto di solidarietà per feriti di guerra, in cambio di parecchio denaro.

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