Un euro di risarcimento per fare sentire la propria “voce” nel processo a carico del suo ex compagno e padre di sua figlia. E’ la richiesta simbolica della donna che si è costituita parte civile nel procedimento abbreviato per il 35enne che, lo scorso 25 febbraio, a Rozzano (Milano), in compagnia di un complice, ha sparato e ucciso il suocero (padre della donna) che era indagato per avere abusato della nipotina (figlia dell’imputato e della donna). La 46enne – che ora vive insieme alla bambina lontano dal paese dell’hinterland milanese – ha così voluto “prendere le distanze” dal folle gesto dell’ex compagno, senza però chiedere altro risarcimento economico che una somma simbolica. La sentenza, davanti al gup di Milano Aurelio Barazzetta, è prevista per il prossimo 17 gennaio. Nella scorsa udienza il pm Monia Di Marco ha chiesto condanne all’ergastolo sia per il killer che sparò 4 colpi contro l’anziano, uccidendolo, che per l’amico che lo accompagnò in motorino e suo complice. L’omicidio è avvenuto il 25 febbraio scorso in un parco giochi a Rozzano. Quel giorno, al Palazzo di Giustizia di Milano, si era da poco concluso un incidente probatorio nel quale la bimba di otto anni aveva parlato degli abusi che avrebbe subito dal nonno. E in quell’occasione, davanti al giudice e alla madre della piccola, e figlia del 63enne ucciso, era arrivata, in sostanza, la conferma dei racconti già resi dalla bambina alla polizia in un’audizione protetta. Le indagini sull’omicidio del 63enne si sono orientate in seguito anche all’ambito famigliare, per chiarire se l’uomo fosse stato ‘attirato’ da Napoli, dove si era trasferito quando era emersa in famiglia la vicenda, a Rozzano (nel Milanese), dove era ospite negli ultimi giorni di uno dei figli. Da quanto è emerso tutti i suoi familiari di Rozzano lo avevano ‘messo al bando’ perché ai loro occhi colpevole di avere abusato della bambina.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata