Brescia. Era stato proprio lui, il suo tuttofare Salvatore Spina a trovare senza vita Diva Borin, 86 anni, sulla poltrona nel salotto nel suo appartamento di via Ballini, a Urago Mella, in provincia di Brescia, senza vita il 2 marzo del 2019. Aveva chiamato anche aiuto. Ma, alla chiusura delle indagini, l’unico indagato resta lui. Per il sostituto procuratore di Brescia Antonio Bassolino, quanto riferito dal 39enne sposato e residente a Travagliato sarebbe una messa in scena. Secondo il pm e come riporta la stampa, mentre si trovava a casa di Diva, la sera del primo marzo, Spina l’avrebbe “soffocata con un’azione combinata” afferrandola da dietro: prima le avrebbe occluso le vie respiratorie e poi l’avrebbe strangolata utilizzando un foulard della stessa donna, “con una pressione così elevata da causarle la rottura del rachide cervicale”. Inoltre, la sua azione sarebbe stata premeditata: non solo perché “aveva atteso il momento propizio, essendo a conoscenza delle abitudini della vittima, ma aveva maturato da tempo il proposito omicidiario: con la morte della signora Borin, infatti, Spina “avrebbe definitivamente conseguito quanto disposto in suo favore” nel testamento, ossia metà dell’immobile in cui viveva e 60 mila euro in denaro. In questo modo avrebbe “scongiurato il rischio concreto che, come già successo per due volte in passato, la donna cambiasse idea” e agisse in modo diverso, magari modificando le sue disposizioni a favore di una badante “che nelle ultime settimane di vita si era presa cura di lei in modo costante e assiduo, a differenza di Spina e della moglie i quali, invece, non erano più in grado, da qualche tempo, di garantire all’anziana l’assistenza che desiderava”. Ora, a indagini chiuse, l’accusa pensa che l’uomo sia stato l’ultimo a vedere la donna in vita e anche il primo a trovarla senza vita. Per questo è accusato di omicidio aggravato da motivi abbietti, per aver approfittato della fragilità della donna e anche di premeditazione, oltre che di frode processuale per aver spostato il corpo dopo il delitto e per aver fatto sparire il cellulare che la donna aveva sempre a portata di mano.

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