Brescia La partita del PGT di Brescia, contestato da proprietari di aree che ritenevano leso il loro diritto edificatorio dopo che il Comune con l’approvazione del nuovo Piano di Governo del Territorio aveva rivisto le previsioni di nuova urbanizzazione, si è chiusa ai tempi supplementari. Al primo round, infatti, il TAR Lombardia aveva dato ragione ai privati, interpretando a loro beneficio la legge regionale lombarda sul consumo di suolo. Alla sentenza del TAR, che avrebbe portato alla cementificazione dei terreni, si erano opposti, insieme, il Comune di Brescia, Legambiente e l’ANCI, ricorrendo al Consiglio di Stato. I ricorrenti contestavano, fra l’altro, la legittimità costituzionale della norma lombarda che, paradossalmente per una legge che dichiara di voler fermare il consumo di suolo, impediva ai comuni di esercitare la loro facoltà di recedere da previsioni urbanistiche che, se realizzate, avrebbero comportato nuove cementificazioni. A fronte di questa istanza, il Consiglio di Stato aveva sospeso il giudizio richiedendo un pronunciamento alla Corte Costituzionale, la quale aveva riconosciuto l’anomalia giuridica contenuta nella legge lombarda, ripristinando il pieno titolo dell’Amministrazione Comunale a sviluppare le proprie scelte di governo territoriale in coerenza con i principi e le prescrizioni delle leggi e dei piani regionali. Oggi, con la pubblicazione della sentenza del Consiglio di Stato che acquisisce il parere costituzionale e si pronuncia accogliendo l’appello di Comune e associazioni, si conclude definitivamente la vicenda anche se molto resta da fare sul piano dell’eccessivo consumo di suolo sul territorio cremonese.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata