Brescia. Uno su cinque, a Brescia, non paga la tassa sui rifiuti, ossia il 20 per cento. E, per legge, il costo della raccolta urbana dei rifiuti (pari a 33,4 milioni per il 2019) deve essere interamente coperto dalla tariffa. Si tratta di una vera e propria escalation: nel 2013 questa tassa era pagata dal 96,2 per cento dei contribuenti, ora invece dall’81,7 per cento. Lo dicono i numeri forniti dall’assessore al Bilancio. Questo allontanamento dai doveri civici dei bresciani stride anche perché la città della Leonessa è la terza in Italia con la Tari meno cara. Lo stesso Capra ha poi illustrato le azioni messe in campo dalla Loggia, grazie a una legge del primo governo Conte: dal prossimo anno verranno “congelate” le licenze e le autorizzazioni per tutte quelle attività commerciali non in regola con i pagamenti. Nel frattempo, verrà realizzato un software per incrociare i numeri contenuti nelle banche dati comunali, proprio per andare a stanare gli evasori. Perché il rosso delle casse comunali bresciane aumenta ancora di più se si tiene conto anche delle altre tasse non pagate come Ici, Imu e Tasi e, se si estende il calcolo all’ultimo decennio, il totale arriva a 47 milioni. Inoltre, sono stati attivati, dalla Loggia, controlli su tutte le 96mila persone fisiche e le 22mila attività economiche. Sempre Capra, ha sottolineato un aspetto particolare, ossia quello che ha detto il procuratore capo all’apertura dell’anno giudiziario: sul territorio sono presenti organizzazioni mafiose che si sono intrecciate con il tessuto imprenditoriale, aiutando diverse imprese e attività commerciali ad eludere ed evadere le tasse. E i nomi andrebbero incrociati con quelli presenti negli elenchi comunali dei mancati pagatori dei tributi locali.

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