Cremona. Si chiama “percorso di qualificazione” dell’Ospedale Maggiore e prevede innanzitutto il declassamento della terapia intensiva neonatale. Continueranno a essere curati e assistiti i prematuri venuti alla luce dopo 32 settimane di gestazione, con peso sopra i 1.500 grammi, gli intubati per depressione acuta in sala parto e tanti altri casi difficili, esclusi i piccoli che si trovano nelle situazioni più complesse, in media una quindicina di casi all’anno, che dovranno essere trasferiti all’ospedale di Brescia. Il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti e il presidente della Provincia Mirko Signoroni, assieme a una delegazione di sindaci del territorio, hanno presentato una fitta serie di proposte per il rilancio dell’ospedale cremonese, in rete con il presidio Oglio Po di Casalmaggiore, il Poma di Mantova e con l’azienda ospedaliera di Crema; il Pirellone però, dopo aver deciso con una delibera legata alla stretta approvazione della normativa nazionale, non cede di un millimetro. Il decreto ministeriale 70 prevede un numero minimo di pazienti, per giustificare l’esistenza di un reparto, e Cremona a quella soglia non arriva: i bambini in cura sono troppo pochi. In un comunicato, i sindaci garantiscono attenzione e vigilanza all’applicazione dei criteri della terapia sub-intensiva, in modo che l’ospedale non perda altro terreno. Criteri ancora da ufficializzare da parte della Regione, che però, stando alle promesse, non dovrebbero deludere i cremonesi. Per i sindaci, il confronto col Pirellone continua: il documento di tre pagine, presentato stamattina, impegna la Regione sugli investimenti per il rilancio del nosocomio, il potenziamento del pronto soccorso, il taglio delle liste d’attesa e gli accordi con gli ospedali vicini.

Paolo Zignani

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