Non ha passato l’esame della Corte Costituzionale la Legge di Regione Lombardia sull’assegnazione delle case popolari: la norma è ora da rifare, secondo quanto ha commentato   l’assessore alle Politiche sociali e Abitative del Comune di Milano, Gabriele Rabaiotti. La sentenza della Consulta è arrivata lunedì 9 marzo, e ha dichiara l’illegittimità del requisito di residenza per un periodo di almeno 5 anni per la presentazione della domanda di un alloggio popolare. Si tratta di una norma che oltretutto, stando a quanto sottolineato dall’assessore, allunga i tempi a dismisura e complica le cose. Basti pensare che, a tre mesi dalla chiusura dell’ultimo bando, il primo con il nuovo regolamento, sia Comune sia Aler sono riusciti ad assegnare non più di 10 alloggi dei circa 400 pronti per la consegna. I bisogni abitativi pubblici “non possono e non devono mai essere un veicolo di consenso politico. La decisione della Corte Costituzionale di dichiarare illegittimo il requisito dei 5 anni di residenza in Lombardia per presentare domanda per le case popolari è “uno schiaffo alle politiche selettive e discriminatorie delle quali la Giunta Regionale si è fatta vanto in questi anni”. Leo Spinelli, segretario generale del Sicet e Pierluigi Rancati, segretario regionale della Cisl non usano mezzi termini e puntano il dito contro i  bandi di assegnazione nei Comuni, che ora devono essere rifatti escludendo il requisito finito sotto accusa, mentre il caos rischia di aumentare per i bandi già chiusi, che potrebbero essere invalidati. Questo tipo di discrimine infatti era stato utilizzato anche per la formulazione di altri bandi per servizi regionali, e ora il rischio è una pioggia di ricorsi, oltre a quelli annunciati Sicet e Cisl regionali per annullare altri aspetti iniqui e irragionevoli” presenti nella normativa regionale. Da parte sua l’assessore alle Politiche Sociali della Lombardia, Stefano Bolognini, si stupisce della sentenza della Corte Costituzionale per una disposizione che era stata considerata legittima nel 2008. In ogni caso, la volontà di regione Lombardia rimane invariata, ricorda, cioè quella di favorire le persone che vivono, risiedono e lavorano in Regione Lombardia da più tempo.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata