Strutture sanitarie al collasso, scarseggiano i posti in terapia intensiva, non si esclude la costruzione di ospedali da campo. La regione Lombardia entra a pieno titolo nel temuto scenario tre. Il punto al quale tutti si auguravano non si sarebbe mai arrivati. Al via dunque una serie di simulazioni studiate a tavolino dal ministero della Salute e dal governo, per identificare tipologie e gravità di contagio e preparare misure e protocolli di contenimento. Ma nel frattempo la Regione locomotiva d’Italia è alle corde. La situazione nei reparti di terapia intensiva è definita “serissima” e i posti iniziano a scarseggiare. Appena una decina di posti letto liberi in rianimazione e “personale al lumicino. Secondo  Alessandro Vergallo, presidente della Società degli anestesisti e rianimatori ospedalieri italiani, la situazione è drammatica e il sistema può reggere ancora pochissimo. E per affrontare l’emergenza si chiede aiuto al privato e già da oggi, come ha precisato il governatore lombardo Attilio Fontana ci sono 14 medici del gruppo San Donato a disposizione. E nel pomeriggio si è riunita tutta la sanità privata con la Regione Lombardia per confermare le disponibilità che gli ospedali privati potranno garantire. E il privato accreditato, dice Giulio Gallera assessore regionale al welfare di regione Lombardia, sta rispondendo molto positivamente. Delle 900 terapie intensive presenti in regione ne erano state destinate inizialmente 121 ma ora si stanno recuperando altri 50 posti approntando ventilatori portatili in ex blocchi operatori. È stato autorizzato l’acquisto di macchinari in deroga, sono state accelerate le lauree degli infermieri e sbloccati i concorsi dei medici, per avere personale aggiuntivo subito a disposizione. Alle varie disposizioni messe in campo per fronteggiare l’emergenza coronavirus arriva poi anche l’invito dell’assessorato al welfare di regione lombardia rivolto agli over 65: “uscite il meno possibile nelle prossime due o tre settimane”.

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