Lodi. Tra i paesi che stanno pagando uno dei prezzi più alti, in termini di decessi, per il contagio da coronavirus c’è Castiglione, un paese di 4600 abitanti, il cui il virus era probabilmente già presente alla fine di gennaio. I decessi registrati dal 20 febbraio al 3 marzo sono stati 18. Sempre pazienti fragili, ultrasettantenni, o comunque con patologie pregresse. I medici e gli infermieri dell’ospedale di Lodi sono come i pompieri dell’11 settembre, perché rischiano e si dedicano in prima persona alle persone in grosse difficoltà: le parole sono di Alberto Zangrillo, Direttore della Terapia intensiva del San Raffaele, che si è recato a Lodi per trasferire alla terapia intensiva milanese quattro pazienti. Non solo, ha detto che gli specialisti hanno hanno un modo di agire encomiabile. La passione delle persone qui è commovente, a partire dagli infermieri”. Da qui il paragone con i vigili del fuoco delle torri gemelle. Nel frattempo, dieci medici e 14 infermieri appartenenti alle Forze Armate vanno a rafforzare proprio l’Ospedale di Lodi, tra quelli più sotto pressione per l’emergenza coronavirus. E’ poi notizia di oggi che due pazienti lodigiani siano ricoverati presso il reparto di Rianimazione del San Martino di Genova, in assistenza ventilatoria invasiva: sono gravi ma stabili. Si tratta di un uomo di 79 anni, residente a Castiglione D’Adda e proveniente dall’Hotel di Alassio e di una donna di 90 anni residente nella provincia di Lodi, proveniente dallo stesso hotel.

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