Cremona. Lo sciopero dei metalmeccanici in provincia di Cremona ha ricevuto alte adesioni, attorno all’80-85%, come fanno sapere i sindacati. Si tratta di numeri in linea con tutti i precedenti scioperi unitari, considerando l’alto tasso di assenteismo, i lavoratori impegnati da casa via internet, le fermate e le riduzioni della produzione già concordate nelle scorse settimane. Alcuni imprenditori, sostenendo di avere clienti che fanno parte delle filiere essenziali, come l’alimentare e il farmaceutico, hanno chiesto al prefetto di Cremona Vito Gagliardi di continuare l’attività rispettando i protocolli di sicurezza. Dalla prefettura, che ha il compito di verificare che la sicurezza sul lavoro sia garantita, potrebbe arrivare un diniego rivolto alle aziende. Oggi comunque non si è lavorato nelle aziende ancora in attività, come il gruppo Arvedi e Midac. L’acciaieria è rimasta ferma sia sul primo che sul secondo turno, fermo anche il tubificio. L’Ilta di Robecco sarà ferma fino al 6 aprile, usando le ferie o la cassa integrazione. Omar Cattaneo, della Fim Cisl  esprime amarezza per l’atteggiamento di “alcuni imprenditori che, rivolgendosi alla prefettura per continuare a far lavorare il personale, hanno dimostrato di mettere al primo posto la produzione. Tantissimi imprenditori invece hanno chiuso e messo in sicurezza la vita dei lavoratori”. Stamattina dopo l’incontro con il governo, Cgil Cisl e Uil hanno affermato che sarebbero state introdotte nuove restrizioni. Si attende quindi una nuova lista dalla quale si comprenderà chi può continuare a lavorare e chi no. 

Sul fronte agroalimentare, l’associazione Salviamo il Paesaggio ha inviato alla Regione, al governo, agli enti pubblici locali e alle associazioni degli agricoltori un nuovo intervento contro l’uso del siero del latte negli impianti a biogas. Si tratta di un sollecito e un’integrazione della diffida dell’autorizzazione che ha dato la Regione. Risulta infatti l’uso illecito di siero di latte in molti impianti a biogas da oltre una settimana, in assoluto contrasto con le norme nazionali ed europee. C’è il rischio che all’emergenza sanitaria si aggiunga un allarme batteriologico, perché gli impianti a biogas non sarebbero in grado di eliminare alcune impurità batteriologiche.

Paolo Zignani

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